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| <Home | Ragazze/i in una cabina di camion, la notte è dura durissima. Ma è vita, bellissima. Come ogni forma di vita. Quante cose avvengono in una notte, quanti sguardi si incrociano, complici indifferenti soli. Bisogno d'amore inespresso, cortecce dure. Gli occhi delle donne, da cui confesso di essere attratto e rapito totalmente, il ritmo del loro petto che ti riporta al battito del cuore all' onda lunga del respiro. A volte i rumori del mondo mi ubriacano. La sosta nei motel nelle stazioni di servizio, alla ricerca di una somatica più sorridente delle altre, più distesa più umana. Anche se penso che in fondo anche chi è incazzato ha i suoi buoni motivi. Porto in giro le mie contradizioni di uomo in cerca, anche se molte volte purtroppo mi rendo conto che lavorando, l' unica ricerca è quella della coda più scorrevole. Ma vi rendete conto il bagaglio umano di una persona le sensibilità i sensi, tutti spesi alla ricerca "di una coda più scorrevole". Vi voglio ringraziare, amici della chattina tutti. In particolare Honey, Bramaster , dei loro auguri di buon viaggio, personali. Poi Mandorla Ariela, Gregor, Squaletto, Divina, Rachele, Jim, Marika, Anastassja, Veha, tutti insomma (perdonate se non ho scritto nome per nome ma ci vorrebbe un papiro). Vi avevo detto in chat che vi avrei portato in viaggio con me sulla mia cabina, così ho fatto; cercando d'immaginare i vostri volti le vostre anime le vostre gioie e paure insomma tutto il vostro bagaglio umano. Quanta compagnia mi avete fatto, mentre rifletto su di voi sulla problematica S/M sul mio ruolo in questo mondo tanto affascinante, e complesso; noto una macchina con tre persone a bordo che mi sorpassa, cosa banale e abbastanza normale, la cosa un po' più strana è che mi viene come l' istinto di salutare suonando. Io né in macchina né in camion suono, quasi mai. Non sopporto i rumori inutili, in genere. L'autista della macchina forse sentendo dei buoni propositi in questo mio gesto risponde e dal vetro posteriore vedo un braccio credo femminile rispondere al mio saluto. Non so perchè ma tutto questo mi ha messo di buon umore, sorridendo alzo il volume della mia musica preferita (Jazz) la tromba di " Chet Baker". Dopo quasi un'ora credo; più sirene, gli ossessivi lampeggianti mi annunciano la prossimità di un incidente, (cosa questa a cui purtroppo sono abituato) tutto questo fa svanire di colpo il mio buon umore, strappandomi brutalmente ai miei pensieri, pensavo ai visi di Honey di Divina di Mandorla ai loro dubbi alle loro vite. Alla loro somatica, alle difficoltà, ed alle gioie. Tutto si rallenta, strano tutti questi mezzi a passo d' uomo che si avvicinano a qualcosa di inevitabile, poco prima quasi nemici ora accumunati dall'ansia data dalla sofferenza che si avvicina. E tocca anche a me sfilare davanti all' incidente rallento molto, dall'alto del camion mi sembra di riconoscere tra le vetture, quella che poco prima mi aveva sorpassato. Sollecitato dalla polizia, noto proprio tra le braccia di uno di loro una donna impaurita, i nostri occhi si sono per un attimo incrociati non guardava me, sgomenta terrorizzata. Sono incredibili gli occhi, messaggeri di stati d'animo. Siamo tutti un pò "Moby Dick", portiamo le nostre ferite in giro per il mondo e io in quegli occhi ho vissuto la morte dei miei genitori. Quella giovane donna credo di averla amata, di un amore totale assoluto. Spero tanto che in quell' incidente non sia morto nessuno. Per cancellare quel terrore avrei dato lei tutto. E pensare che non la conoscerò mai. La fila , la super strada, mi erano insopportabili al primo Bar notturno mi sono fermato. Chiaramente alle 04:30 era totalmente vuoto sono entrato come annientato da un peso insopportabile mi sono seduto. La voce di un uomo chiede cosa voglio, chiedo un tramezzino e dell' acqua minerale. Dietro al bancone fa il suo ingresso una donna, (credo per cambio turno, non so bene il motivo, ma il cambio mi ha decisamente risollevato ) mi dà quello che avevo chiesto, probabilmente lei complice l' assenza di altre persone ha continuato ad osservarmi, perchè io seduto contro voglia mangiavo il tramezzino ma oltre a non accorgermi che il tempo passava, dovevo trasmettere il mio malessere perchè a un certo punto mi si è avvicinata e mi ha chiesto come andava e altre domande chiaramente di forma. E' incredibile l' istinto delle donne, ed è altrettanto incredibile come avvertono se e quando lasciarsi andare. Io ho iniziato a parlare, con questa donna sconosciuta di tutto, cosa facevo che cosa mi aveva portato in quel bar, il terrore della ragazza dell' incidente. Quanto la sentissi vicina e che credevo fermamente che in quel momento l' avessi amata. Di un amore totale; parlando d'amore od altro piano piano abbiamo allargato il discorso fino ad arrivare anche ad internet che lei conosce anche se lo usa a casa di amici. A volte agli sconosciuti si dicono cose che ad altri non si direbbero mai, non lo so sarà stata la complicità che si era creata, sarà stata la mia fragilità del momento legata alla sua comprensione. Fatto sta che le ho parlato anche di voi, si della chat a cui stavo pensando in quei momenti. Le ho parlato dei personaggi della chat, delle mie incertezze e delle difficoltà che tutti noi incontriamo, per tracciare un cammino su questo splendido pianeta. Sono anche dovuto ripartire, un pò sbigottita ma aperta, disposta ad ascoltare il mondo, mi ha lasciato con una carezza; ed offrendomi quello che avevo consumato mi ha ringraziato. Lei a me, incredibile mi stava alleggerendo di un peso in quel momento quasi insopportabile e mi ringraziava. Perché? Le ho dato qualcosa? Quanto siamo legati l'uno agli altri, quanto i nostri bisogni si intersecano? Risalito in cabina ho pensato che in fondo Moravia aveva un po' torto quando ha scritto "Gli Indifferenti". Ed è in nome del mio ottimismo e nonostante l'amarezza provata ieri sera in chat, in cui non sono proprio riuscito a farmi capire, (saranno indubbiamente miei limiti) ma con i nuovi non siete certo teneri (accettate una piccola critica, anche se dato l' argomento, un pò vi capisco ma per conoscere bisogna un pò rischiare). In nome di queste cose vi voglio far partecipi di una mia notte vissuta anche in vostra compagnia , dato che ne siete stati un po' protagonisti. E vi lascio dedicandovi una poesia di Paul Eluard: Il cielo si dilaterà Non se ne poteva più Di abitare fra i ruderi del sonno Nell' ombra bassa della requie Della stanchezza dell' abbandono La terra riprenderà la forma di noi corpi vivi Il vento ci subirà Nei nostri occhi sole e notte andranno Senza mutarli mai Il nostro spazio certo e la pura aria saprà Pareggiare il ritardo che scavò l' abitudine Tutti verremo a riva d' una memoria nuova Noi parleremo insieme una lingua sensibile. Ciao "guaito"... senza nessun colore, permettete una crisi d' identità. |
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