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Non l avevo notata. Stava in ombra seduta su una poltrona dell albergo dove lavorava come assistente al ricevimento dei clienti. Una presenza oscura visti i mille pensieri che mettevano a dura prova la mia testa. Troppi impegni, troppi numeri di telefono, troppe cose da fare inibivano e distraevano il mio libido. Non così il mio amico, sempre attento e vigile, che mi parlò della piccola Pina . "Vedi che tette che ha la ragazza" Non ci feci caso, ero in full immersion professionale. Tempo dopo il progetto di lavoro prese forma e mi ricordai le indicazioni dell amico. Serviva una ragazza carina e sveglia. Proposi e Lei accettò subito l incarico. La piccola Pina , 21 anni vissuti quasi per intero in un piccolo paese sperduto della campagna marchigiana. Sapeva cosa voleva, dove voleva arrivare e come comportarsi. Entrò nel team di lavoro con fare modesto, camminava felpata tra incarichi e missioni da compiere. Annusava l aria che tirava. Studiava, analizzava e scopriva la gerarchia di potere formale e informale. Scivolare tra lenzuola e piselli fù la sua specialità, una sorta di surf a batteria erotica. Io ero un po distante per la mansione occupata e Lei si dava da fare. Si ambientò. Sempre più distante, sempre più importante. La odiai. "Ma chi ca si crede di essere, solo perché ha due tette e un bel culo. Bastarda " Finito il progetto si dava arie da diva, sembrava quasi una divinità nonostante il suo basso profilo professionale. Il tempo è la miglior medicina. Passano i mesi, Lei sparisce. Si allontana. Io mi barcameno e cerco di costruire qualcosa. Arriva l estate, il bel tempo e ci si rivede in giro. La evito, per di più è in compagnia dell ultimo pezzente del progetto. Un forestiero stupido. Gli altri, i pezzi più importanti, l hanno usata e buttata via. Ma non regge neanche l operaio. Lei resta sola e torna alla vita di sempre. Ma la vanità non manca. In un locale cerca di farsi notare la evito, la scanso, non la voglio vicino. Il paese è piccolo. Crash, ci sbatto contro. Tocco la sua felpata bassezza da ruffiana. Non sono abbastanza bastardo dentro e accetto la chiacchiera. Ne approfitta e mi strappa l affitto a basso costo di un appartamentino dei miei. Ci rivediamo spesso. Mi intrappola in una cena e tra la lentezza della sequenza delle portate gli sputò dentro il mio rancore. Ci resta male, è innocente nel suo arrivismo. Sputo odio ma coltivo bastardamente il mio masochismo. Forse è la tipa giusta. "Va bhè che sono masochista ma mi hai trattato come una pezza da piedi nonostante ti abbia aperto le porte del progetto, del lavoro e di un po di soldi." Non capisce ben bene, devo lanciare altri messaggi, è titubante non sa bene come comportarsi. Gli giro intorno con discorsi surreali per la sua testolina. Cerca di riparare alle mie accuse e contemporaneamente cerca di decifrare le mie parole. La parola masochista rimbalza tra tavola e discorsi più volte, le sue mani scivolano nella chioma rossastra artificiale e infine sale come il vomito il coraggio di chiedermi spiegazioni sul mio masochismo. Bene. Spiego tutto. Resta sconvolta. Ride, ride, ride e si guarda le ciabatte. "Le hai proprio ripulite che schifo, sei proprio andato. Non ci sei tutto.Sei porco marcio" Però l idea di avere uno schiavo la stuzzica. Indica con il ditino, ornato con bigiotteria indiana a basso costo, il pavimento. Mi lancio, sono steso a terra. "Caro schiavo ho proprio bisogno di una massaggio, fammi vedere quello che sai fare" Sfilo le ciabattine e prendo con emozione i suoi piedini che accarezzo, coccolo e massaggio. Pina si distende, prova piacere. E seduta su un trono, servita e riverita. Avvicino la bocca e cominciò a baciare il piedino grazioso e ben curato. Le piace, si eccita. Esplode la mia sottomissione: sono il suo servo, il suo umile schiavo, il suo leccapiedi, il suo leccasuole, il suo leccaciabatte, la sua sputacchiera. Si diverte e lascia partire uno sputazzo che si attacca come una gomma sul pavimento, Non cè bisogno di ordini, ripulisco con la massima ingordigia, da orgogliosa sputacchiera umana. Le fa male la pancia dal ridere. Risputa, ma prima che la mia lingua lambisca la sua regale saliva la sua ciabatta plana sul viscido composto. Strofina ben bene la suola e poi con fare altezzoso porge il suo prolungamento di plastica. Ripulisco e mangio: polvere e saliva. Le netto, le translucido le misere ciabattine (avrò modo di infoltire la sua scarpiera). Si diverte mi fa sparecchiare ma ho l ordine di mettere da parte i suoi avanzi, presto capisco perché. Si fa un giro per la casa e in giardino a piedi nudi, che impolvera e sporca. Si fa lavare i piedi su una bacinella . Ci sputa dentro, mi fa versare i suoi avanzi. Mastica un dolce che risputa dentro la bacinella. La pappa è pronta. Mangio e ringrazio. Dalla notte tutto cambia. La sveglio con la colazione a letto, mangio i suoi avanzi, sono domestico e cameriere. Autista e servetto tuttofare. L accompagno al mare: stendo asciugamano, compro bibite e soffro la sete. Al ritorno si fa ripulire (anche alla sua amica) le ciabatte sporche di sabbia. Sono completamente suo. Pago io la spesa e molte altre cose. Un giorno mi presenta un suo amico. "Ti presento Mario stupido servo leccasuole inchinati e salutalo come vuole tua Regina." Prostrato e umiliato ripulisco anche a Lui le suole. Li servo, mangio i loro avanzi e vengo sbeffeggiato di continuo. Gli faccio aria mentre fanno all amore. La notte dentro la cuccia sono sempre a disposizione per i loro bisogni. Sono diventato un cane, a 30 anni il cane di Pina 21 anni. Questa è una storia vera. Finita perché la Pina è volata via. Se volete vivere la sua esperienza a disposizione danc@freemail.it |
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