UN INCONTRO IMPORTANTE (2)
di Max

Homepage
Dopo il primo incontro tra sconosciuti, i nostri rapporti diventarono molto intensi e ricchi di presenza. Non era facile perché abitavamo in due città diverse che distavano 150 km tra loro.

Il telefono ci univa molte volte al giorno, al mattino, quando uscivo da casa per andare in ufficio, trovavo sempre un messaggio di buonagiornata da parte di Lei, il tono era positivo e questo mi metteva di buon umore. Ci chiamavamo per dirci solo "un bacio da sentire" e poi dopo pochi minuti per dirci "ti voglio bene".

Ero tornato ragazzino e ricambiavo l’amore che lei mi mandava con tutto me stesso.

Avevamo avuto altri incontri, ma da innamorati, con un sesso fatto di tenerezze, senza più citare o pensare al BDSM.

Dopo circa un mese Le dissi che volevo avere un altro incontro con Lei da Master a "schiava".

Lei mi disse che aspettava che lo dicessi, anche lei lo aveva pensato ma aspettava un mio segnale. Ci dovevamo vedere il giorno dopo.

L’appuntamento era per le due del pomeriggio, le imposi di introdursi un fallo di gomma nel sedere prima di uscire da casa.

Doveva presentarsi all’appuntamento al parcheggio così, senza biancheria intima.

Arrivò in anticipo anche lei, io ero lì già da 15 minuti, salì sulla mia auto ed io iniziai a parlarle di cose quotidiane, complimentandomi con lei per il suo aspetto,, senza interrogarla se avesse eseguito il mio ordine. Lei non fece cenno di nulla e mi rispondeva parlando con naturalezza.

In autostrada (tra il luogo dell’incontro ed il motel vi erano 30 km) mi fermai in una piazzola d’emergenza, lei non capiva perché, poi le dissi di scendere di mettersi a fianco dell’auto, tirarsi su le gonne e fare la pipì.

Lei arrossì violentemente ma non parlò, abbasso lo sguardo e scese, lasciando aperta la porta anteriore destra, questo copriva la vista di chi avesse guardato dallo specchietto ma era molto visibile per chi sopraggiungeva, si alzò la gonna, peraltro molto mini, vidi che aveva il fallo infilato nell’ano, legato ai fianchi con due lacci di cuoio, si accovacciò e rimase lì per più di un minuto prima di riuscire ad urinare. Intanto le auto ed i camion passavano veloci accanto a noi.

Desideravo farle provare un senso di disagio, che si mostrasse a tutti sia mentre faceva la pipì sia per il suo fallo introdotto.

Finito si coprì e risalì in auto. Era molto arrossata in viso e mi guardava diritto negli occhi, senza mai dire una parola. Ripresi il tragitto con i discorsi quotidiani.

Non volevo dare importanza al fatto, anche se per me lo era anche in modo notevole. Doveva essere chiaro che il potere su du lei lo avevo io e lei doveva eseguire i miei voleri.

Arrivati in camera, ci spogliammo, le dissi di mettersi in ginocchio sul tappeto, come un cagnolino, era bella , profumava di lavanda, i capelli appena lavati avevano un riflesso dorato, la guardavo da innamorato.

Aveva il suo fallo infilato nel sedere, le toccai il sesso, era bagnata. Mi sedetti sul ciglio del letto e la feci avvicinare ai miei piedi, le dissi di leccarli, lentamente, dito per dito. Lei eseguì con molta maestria, poi si sedette per terra mi prese un piede per infilarsi le dita in bocca, succhiandole. In quel momento era seduta sul fallo che inevitabilmente doveva essere penetrato sino in fondo.

La sua lingua si insinuava tra le mie dita dei piedi , il mio alluce era succhiato avidamente.

Provavo una voluttà indescrivibile. Questo era solo il preliminare, il gioco vero che avevo in mente doveva ancora iniziare.

Le suggerii di alzarsi, controllai ancora lo stato del fallo nel sedere, le toccai ancora il sesso, infilando un dito nella sua intimità, lei fece un fremito.

Poi le dissi che avremmo fatto un gioco laido.

Misi sul letto un telo cerato, (lo avevo messo nella mia immancabile borsa prima di uscire), ero già eccitatissimo e questo era un problema per quello che volevo fare, la legai con meticolosità senza stringere troppo, non volevo lasciarle segni, le gambe legate tra loro e le braccia legate di dietro, lei non poteva più muoversi, la presi tra le mie braccia sollevandola e la distesi sul letto di fianco, poi le infilai il mio pene in bocca, lei iniziò a succhiare con avidità, intanto avevo slegato il fallo e lo muovevo come uno stantuffo avanti ed indietro, le dicevo che era la mia puttana, e che doveva farmi godere. Poi, improvvisamente, di getto, mi girai e le introdussi il mio pene nel sedere, al posto del fallo e venni di un orgasmo lungo, rilassante.

Questo mi permise, dopo pochissimi minuti di perdere l’erezione, lei era sempre immobilizzata e mi guardava con curiosità.

A questo punto mi alzai in piedi sul letto e iniziai a pisciarle addosso, sul corpo, dicendole che era una "troia laida". Indirizzai il mio liquido sul suo sesso,sul sedere, lei si prestava a questo gioco con uno stupore candido ed accondiscendente.

La slegai, facemmo la doccia insieme, e poi teneramente ci amammo con trasporto, facendo del sesso liberatorio, lei era stata tenuta eccitata per tutto il tempo e la sua voglia di godere era evidente ed io ormai pago della mia libidine lo facevo con tranquillità, dolcemente, muovendomi con ritmo studiato, senza fretta, alzandole le gambe in modo che i suoi piedi raggiungessero la mia testa. Lei venne , nel suo modo consueto di godere, dimenando le braccia, battendo i pugni sul letto, girando la testa all’indietro con un mugolio ad alta voce.

Le dissi, dopo l’immancabile sigaretta, che la volta successiva avrei invitato una terza persona con noi.

Continua