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| <Home | Quella che sto per raccontarvi è una storia vera accadutami quando avevo 17 anni. Ora ho 21 anni e riesco a trovare il coraggio per condividere quello che mi è successo con altre persone alle quali è capitata più o meno la stessa cosa. Andavo a scuola e conducevo una vita normale uscivo con gli amici e frequentavo le ragazze normalmente, ma ero interessato alle donne più grandi di me, anche se non riuscivo neanche ad accettarlo io stesso, abitando in un paese del sud la mentalità non è molto aperta su certi argomenti. Provavo attrazione per alcune professoresse e soprattutto una professoressa di inglese 35 anni alta carnagione scura fisico atletico snella due belle gambe e un particolare che mi colpì subito fu che non la avevo mai vista senza un paio di scarpe con i tacchi alti, oppure soprattutto di inverno portava degli stivali alti anch'essi a spillo.Non era una professoressa del mio corso e quindi la vedevo per i corridoi quando entrava a scuola oppure la vedevo il pomeriggio girare per il paese. Essendo lei calabrese aveva una casa in affitto in periferia dove viveva con la sua unica figlia di 15 anni. Avendo preso confidenza con la figlia più piccola andai a casa sua per dargli dei libri che le servivano per l'anno successivo essendo di due anni più piccola di me, ma non avevo nessuna intenzione di parlare con la madre, anzi pensavo proprio di non trovarla a casa, e cosi fu. Proprio mentre stavo uscendo eccola entrare indossava una giacca scura e una gonna lunga, ma la mia attenzione fu attirata dalle sulle sue scarpe tacco a spillo in metallo e punta anch'essa rinforzata in metallo, lei si accorse subito che le stavo guardando i piedi e mi disse: "Chi è questo bel ragazzo?" Riuscii a malappena a rispondere dissi il mio nome che ometto, dopodichè ricevetti ringraziamenti per l'interesse, mostrato alla figlia. Il giorno dopo la vidi a scuola era bellissima e soprattuto sembrava una donna che aveva tutto sotto controllo e non la poteva prendere niente di sorpresa. Sentendo i discorsi dei miei amici sulle ragazze in generale, nei quali si diceva che è meglio prendere coraggio e dire la verità subito per togliersi l'ansia, tanto se è si bene se è no non ci si può fare niente lo stesso, mi convinsi che le avrei dovuto parlare. Ma la paura era più forte di me, il timore se avesse reagito male, se l'avesse detto ai miei professori e quindi ai miei genitori, e poi cosa dirgli. Passato un'altro giorno non ne potevo più presi coraggio e all'uscita di scuola mentre stava entrando in macchina la fermai e gli chiesi se mi poteva dare un passaggio fino a casa perchè mi ero fatto male a un piede (bugia) in palestra, lei rispose di si. Salito in macchina non potevo fare a meno di guardare i suio piedi che con molta eleganza spingevano i vari pedali della macchina, aveva delle scarpe con tacchi a spillo molto alti penso 12 cm, aperte sulla punta in modo che potessi vedere le dita, l'eccitazione era al massimo tanto che ormai mi si era già indurito molto, forse anche per quest'eccitazione non ne potevo più e dissi: "Professoressa avete dei piedi bellisimi", dopo di che mi ammutai per quello che avevo detto, ma lei non rispose subito, mi guardò e mi ringraziò dicendomi : " c'è altro" ed io "promettemi che non lo direte a nessuno ma desidererei tanto poterveli baciare ", dopo di questo si mise a ridere e mi disse che non ero il primo. Arrivati a casa mia prima di scendere mi disse che ero un bravo ragazzo e mi voleva premiare dicendomi che la stessa sera la figlia andava ad una festa e magari sarei potuto passare di li verso le 8:00. Risposi immediatamente di si era quello che sognavo da tempo. Fu la giornata più lunga che abbia mai passato contavo i secondi che mi avvicinavano all'ora fatale. Arrivate le sette mi incamminai arrivando a casa sua verso le 7:30. Non potendo più aspettare bussai aprì, era in costume doppio pezzo due seni bellissimi due gambe da atleta snelle e come poteva mancare uno splendito paia di scarpe con tacchi in metallo che luccicavano molto appuntiti, ma mai come quelle che vidi poco dopo ai piedi di una sua amica, mi disse "entra sei arrivato in anticipo c'è ancora la mia amica", una vera stallona alta forse più di 1,80 fisico da palestra due gambe veramente muscolose e due scarpe con i tacchi che sembravano due trampolini talmente che erano alti e appuntiti. Entrai e mi fecero entrare in una stanza completamente vuota cera solo un termosifone a muro sentii che bisbigliavano "è arrivato il nostro giocattolino". Improvvisamente la mia prof. mi ordinò di inginocchiarmi e baciargli i piedi cosa che eseguii subito, improvvisamente eccitato e euforico vidi la sua amica che stava arrivando con delle manette. La mia prof. disse "BASTA adesso dobbiamo fare un gioco ". Mi ammanettarono al termosifone completamente sdraiato a pancia in su e le mani dietro la testa posizione che mi faceva stare tirato per tutto il corpo, poi la prof. disse alla sua amica "incomincia pure". Mi iniziò a passare il lungo tacco della sua scarpa sulla pancia soprattutto nella zona dell'ombelico, sipingendo sempre di più fino a farmi arrossare dove puntava il suo bellissimo tacco. Tutto questo inziò a diventare veramente doloroso e iniziai a emettere mugolii, ma la mia prof con sguardo cattivo mi fece cenno col dito di stare zitto. Il tacco penetrava sempre di più ed arrivai a un punto nel quale mi lasciai quasi andare a quel enorme dolore, ci si appoggiava quasi completamente e lo sentivo fino nelle budella, fino a quando la mia prof disse " adesso è pronto ". Completamente spogliata si posizionò con la su fica sopra la mia faccia e mi disse "preparati a mangiare le mie feci ". A queste parole iniziai un' insensata ribellione la supplicai di lasciarmi andare, che aveva frainteso, supplicai anche la sua amica che invece spingeva sempre di più il suo tacco nella mia pancia con una freddezza da boia fino ad ammutarmi e immobilizzandomi di nuovo. Infatti ad ogni tentativo di ribellione e mio movimento faceva entrare sempre di più il tacco nella mia pancia ed erano stesso i miei movimenti che facendo muovere il tacco provocavano ancora più dolore, sapendo gia tutto questo la prof. disse: "Se vuoi che questa tortura finisca devi ingoiare le mie feci, altrimenti non ordinerò mai di cessare la tortura". Quasi rassegnato e completamente preso da quell'incessante dolore dissi di si con la testa, la prof. mi aprì la bocca con le sue forti mani e iniziò a emettere degli odori molto spiacevoli dal buco del culo, ma io ero incantato dalla visione della fica che non avevo mai visto, se non che su qualche giornaletto porno, ma mentre pensavo alla fica della prof. incominciò lo scendere delle feci abbastanza liquide devo dire. Come arrivarono in bocca sputai tutto fuori, non lo avessi mai fatto, gridavo "Pietà pietà non ci riesco" ma la mia prof. subito indignata disse "faglielo entrare di più a questo STRONZO". Il tacco lo sentii arrivare al limite non riuscivo neanche più ad urlare dal dolore lo spingeva così tanto che iniziai a pensare che se sarebbe entrato completamente in pancia mi avrebbe fatto meno male.La mia prof. disse "Ti basta, ingoierai adesso", facendo cenno all'amica di diminuire un po la pressione, risposi di si, ma non ne ero convinto. Si riposizionò e mi riaprì la bocca disse urlando "Se le sputi questa volta inizio a spingere anch'io il mio tacco e molto più forte", terrorizzato imploravo di no e lei rispose "allora fai il bravo e mangia tutto". Iniziò a scendere la merda e istintivamente facevo forza a chiudere la bocca ma le sue mani erano troppo forti per me, riuscì a tenermi aperta la bocca senza troppe difficoltà e appena arrivò in bocca la merda disse "inizia a mandare giù questa che ne arriva altra" non la sputai ma non ce la facevo neanche a mandarla giù così che disse all'amica "Questo STRONZO non l'ha capita la lezione, spingi di più". Il dolore era sempre più forte la mia prof. mi chiudeva il naso per complicarmi la respirazione, e alternava a questo la chiusura della bocca, riusciva a farmi fare ciò che voleva con le sue mani apriva chiudeva con un distacco e freddezza impressionanti, sembrava per lei una cosa normale che io dovessi ingoiare le sue feci, oltre a questa manipolazione facciale e soprattutto della bocca per non farmi più sputare niente si aggiunse il tacco che era peggio di una spada orami sul mio ventre la spinta era costante e sempre più profonda credevo di morire. Disse "smetterà solo quando avrai ingoiato tutto per bene", "Forza mangia STRONZO non farmi perdere tempo" mentre spingeva con le sue forti dita la merda nella mia gola, disse "Vuoi che le dica di spingere di più, forza ingoia o non avrò pietà per tè", ma io non ce la facevo proprio "Sei duro a convincerti , spingi di più, giragli il tacco nella pancia", e l'amica con voce stridula "Se non mangi ti trapasso con il mio tacco, te lo faccio entrare nelle budella e poi te le infilzo tutte", io sbiancavo dalla paura ma non ce la facevo proprio, l'amica disse "Allora Cesso vuoi ingoiare o vuoi che ti sventri con il mio tacco e poi lo rigiri nella pancia fino a farti morire, sappi che è molto doloroso, FORZA INGOIA o ti sfondo sul serio", sentivo la mia pancia quasi aprirsi a l'idea di essere sventrato mi terrorizzava, la prof. disse "Guarda che non stà scherzando, vuoi che gli dia il via stronzo, vuoi che ti faccia entare il tacco in pancia", non potevo rispondere ma i miei occhi sicuramente esprimevano il mio dissenso, allora disse "Allora che hai deciso, ingoi o le dico di spingere fino alle budella", non sentivo più quasi niente sulla pancia non sapevo neanche se era ancora tutta intatta, e le dita della prof. che spingevano la merda nella mia bocca e improvvisamente un urlo da parte dell'amica " Forza!! Forza!!! Ingoia!!!! Stronzo!!!!! o veramente ti penetro con il mio tacco", a quel punto non ce la feci più nonostante la tentazione di vomitare fosse stata forte ingoiai tutto e subito il tacco venne rilasciato di parecchio ma non del tutto dalla mia pancia che continuava a bruciarmi. Questo si ripetette per altre tre volte dopodichè ormai privo di forze e dignità mi smanettarono e mi sbatterono nella vasca da bagno per ripulirmi.Mi penetravano con le loro dita nella bocca per pulirmela bene, le dita della mia prof erano davvero forti, le rigirava nella bocca le sciaquava e poi ripenetrava con una freddezza di quelle mai viste, mi usava come un oggetto, mi apriva la bocca e ci girava le dita dentro come si fa per ripulire un barattolo di cioccolata senza un cucchiaio, non avevo nessuno stimolo di reagire mi sentivo completamente succube di da quelle forti mani, parecchiò frastornato da ciò che stava succedendo lasciai fare senza problemi anche perchè la cosa mi faceva alquanto piacere. Riuscendo malapena a camminare venivo più che altro trascinato dalla mia prof. per i capelli che afferrava molto spontaneamente con le sue forti mani arrivammo nel salotto dove c'era un bel divano sul quale subito ella si sedette mentre a me mi inginocchiò ai suoi piedi orinandomi di leccarglieli.Quasi privo di forze iniziai a leccarglieli ma subito mi ordinò "Mettici un pò più di impegno STRONZO", cercavo di spiegargli che avevo male alla pancia ma lei "Se non li lecchi bene la faccio ricominciare Schiavo, forza lecca BRUTTO STRONZO", a quelle parole tirai fuori tutte le mie energie e iniziai a leccare veramente profondamente con molto impegno, non avrei mai voluto essere messo di nuovo a pancia in sù e calpestato da quei tacchi alti e appuntiti di quella stallona che era veramente sadica, non ne sono convinto ma se la mia padrona non le avese ordinato di fermarsi, sicuramente lei non l'avrebbe fatto fino a quando non sarei svenuto dal dolore. Dopo circa venti minuti che stavo leccando, ormai avevo i crampi alla lingua per l'energia che ci mettevo, arrivò di nuova l'amica della prof. con un fallo attaccato davanti la sua fica, quei falli che di solito usano anche le lesbiche, era veramente grande e non liscio ai lati ma aveva come delle piccole noccioline che servono per stimolare di più l'entrata e l'uscita del fallo. Si posizionò subito dietro di me e capendo cosa stava accadendo iniziai a implorare la prof. "Vi imploro questo no vi prego", ma non venni proprio risposto e dopo un forte schiffo in faccia da parte della prof. che mi aveva immobilizzato le mani per non muovermi, non so se era perchè ero sfinito ma non riuscivo proprio a liberarmi dalla sua presa era molto forte, si le sue mani erano molto forti, l'amica iniziò a massaggiarmi il culo e ridere. Improvvisamente sentii come se mi stesse entrando un treno nel culo una botta secca che mi tolse il fiato, non riuscii neppure ad urlare, non riuscivo a capire quanto lo facesse entrare ma sentivo che il ritmo era sempre maggiore e con esso aumentava anche l'entrata e aumentava anche la stretta delle mani della prof. che con uno sguardo sadico mi guardava dritto negli occhi e rideva. Io abbassai lo sguardo ma subito mi ordinò "Guardami negli occhi, voglio guardarti negli occhi mentre vieni sodomizzato da lei (risata) HAI CAPITO TROIA". Scoppiò a ridere. Nel frattemo che venivo sodomizzato a dovere la prof mi lasciò le mani tanto ormai non avrei avuto la forza di togliermi da dietro quella stallone che mi sciacciava contro il divano, fu proprio per questo schiacciare che la prof. afferrò la mia faccia e se la sciacciò contro la fica, ad ogni inculata la mia faccia sbatteva contro la fica della prof. che ne era molto soddifatta ed iniziai ad averne picere anch'io nonostante ogni tanto tentavo un urlò per le botte troppo forti, ma il mio urlo veniva subito ammutato dalla fica della prof. che mi chiudeva le labbra molto dolcemente. Iniziai ad arraparmi e quando l'amica se ne accorse ridendo sadicamente disse "Questa puttana si stà eccitando", la prof. rispose "Bene falla godere questa TROIA" lo disse ovviamente tutta eccitata per la mia faccia che gli masturbava la fica che veniva anche sollecitata dalle sue stesse dita. L'amica molto sapientemente iniziò a masturbarmi con una maestria inaudita stavo veramente godendo nonostante la sodomizzazione non cessava, ma sapevo che ad ogni inculata corrispondeva assaporare la fica della prof. e una stretta al mio uccello che era sempre più duro quasi stesse scoppiando, ero consapevole di essere la troia del momento ma ciò mi eccitava non volevo più smettere iniziai a godere anche con mugolii vocali che facevano ridere entranbe molto sadicamente. Mi schernivano "non ho mai visto una puttana godere così" dicevano ma non mi interessava più, ero completamente loro avrebbero potuto in quel momento iniziare di nuovo a turturarmi con i tacchi che non mi sarei opposto tanto era il livello di abbandono che avevo raggiunto. Più mi sbattevano più le pregavo di non smettere e di continuare fino a quando la prof. mi bagnò tutta la faccia e iniziò completamente a rilassarsi dicendo "dai fai venire anche la troia", l'amica mi diede ancora un paio di inculate potenti e strise l'uccello sempre più forte fino a farmi arrivare, fu una senzazione bellissima tutte le sege che mi ero sparato non erano niente al confronto, mi sentivo in paradiso, e quando tirò fuori il fallo fu un rilassamento totale caddi completamente ai piedi della prof. che disse "rialzalo e faglielo succhiare" io avevo capito il fallo ma notai che nelle mai l'amica aveva raccolto il mio sperma, gli ero arrivato completamente nelle mani ma senza accorgemene, lo strofinò un pò sul fallo e poi mi infilò le dita in bocca. Le iniziai subito a succhiare sentivo le sue ungie affilate che mi passavano sopra e sotto la lingua facevano avanti e indietro nella mia bocca, le dita di quella mano che mi aveva fatto godere come non mai, le pulii tutte appena finito mi afferò la testa e dolcemente mi infilò il fallo in bocca ormai ero completamente in suo potere mi ordino "Puliscilo per bene TROIA !!" frattempo che io succhiavo il fallo che aveva penetrato anche il mio culo l'amica della prof. gli iniziò a ripulire la fica con la bocca, cosa che mi eccitava parecchio e mi eccitò di più ancora quando iniziarono a baciarsi molto energicamente congratulandosi l'una con l'altra per il lavoro fatto, si alzarono in piedi e il fallo mi scappò così di bocca e mi orinarono di baciare i loro piedi tutti e quattro, alla visione di quelle scarpe con dei tacchi da vertigini mi buttai ai loro piedi e inizia a leccare un pò per una, mentre loro continuavano a baciarsi, ogni tanto mi puntavano qualche tacco sulla schiena spingendolo un pò ma era molto piacevole quel dolore. Le baciai i piedi fino a quando vittima oramai della stanchezza mi rallentavo sempre di più, in quella situazione iniziai a sentire un certo assonnamento anche per l'orgasmo precendentemente raggiunto, accorgendosi della mia stanchezza mi diedero una spinta col piede che mi fece crollare, sarei voluto addormentermi lì ai loro piedi, ma la prof. e in seguito anche l'amica mi iniziarono a spingere i tacchi nella bocca, nel frattempo che loro continuavano a baciarsi delicatamente, li succhiavo passivamente e tra una succhiata e un altra mi calpestavano la pancia ma non con i tacchi con le punte delle scarpe che erano molto meno dolorose, completamente abbandonato ai loro piaceri sentii la prof che disse. "Ormai è cotto" e l'amica "già è propio andato" e sfilandomi il tacco dalla bocca disse alla prof. che se ne doveva proprio andare, la prof, la accompagnò alla porta mentre io ero rimasto a terra senza più un briciolo di forza. La salutò con un bacio poi tornando da me ebbi un pò di paura per la sua camminata molto decisa e mi tirai un pò in dietro, ma lei ridendo disse "non ti preoccupare è finita, non voglio farti più niente", alchè mi alzo da terra con le sue mani forti e mi poggiò sul divano sedendosi vicino a me, mi disse "ti è piaciuto?" , non avevo il coraggio di dire di no, anche perchè effettivamente un pò mi era piaciuto "ti fa ancora molto male la pancia?" toccandomi con le sue mani e con quelle ungie che molto male avrebbero potuto farmi, iniziò una specie di massaggio sulla mia pancia che consisteva nella spinta delle sue dita nella mia pancia, ma una spinta che provocava in me una senziazione di immenso piacere, sentivo le sue dita che spingevano delicatamente, le sue dita molto forti che avrebbero potuto se spinte con forza farmi molto male, mi accostai a lei e mi appoggiai sul suo petto, lei mi iniziò ad accarezzare i capelli dicendo che non dovevo mai dirlo a nessuno tutto questo, io feci di si con la testa e continuai a stringermi a lei, dopo un pò mi disse che era ora di tornare a casa, mi rivestii e mi disse che mi avrebbe accompagnato lei con la macchina, non ci sarei mai arrivato a piedi ero del tutto distrutto, nel tragitto mi addormentai sarà stata la macchina con il suo rumore oppure la sicurezza che mi trasmetteva la prof. ma mi sentivo come assuefatto da quella situazione. Improvvisamente mi svegliò e mi disse che eravamo arrivati, mi salutò e mi disse "Mi raccomando non dirlo a nessuno, e da domani come se non ci fossimo mai visti a scuola, altrimenti..." gli occhi mi dissero tutto, le diedi un bacio sulla guancia, quella guancia scura di carnagione, calda e sensuale che esprimeva una freddezza vista in poche donne, scesi dalla macchina e corsi nel mio letto e tutto ancora bruciante per i tacchi sulla pancia il culo che mi sembrava infuocato dal passare e ripassare del fallo riscii a prendere sonno ma il giorno dopo non andai a scuola. La prof. venne trasferita in un paese vicino al suo luogo di origine in calabria, e non ebbi più rapporti con lei da quel giorno, ma il giorno che se ne andò con la scusa della figlia la andai a salutare e mi permise di darle l'ultimo bacio ai suoi meravigliosi piedi, fu un bacio che mi gustai tutto fino in fondo, tanto che ancora oggi ricordo il sapore della sua pelle, mi diede una carezza sul viso facendo scivolare maestralmente il suo dito nella mia bocca lo succhiai per un pò quel dito forte che mi scuoteva tutta la testa nel suo muoversi nella mia bocca e poi mi disse che era ora di andare. Andai a casa e mi masturbai su quel momento e da allora non la vidi più, ma la continuai comunque a sognare, dominatrici come lei non ne ho più incontrate anche perchè dalle mie parti non ce ne sono molte, peccato, sarei stato un perfetto schiavo con lei, ma da allora sono alla ricerca della Padrona Perfetta che mi sappia umiliare oltre ogni limite perchè quello che mi successe quel giorno mi cambiò tutta la vita. Tutto questo e assolutamente vero ho ritenuto omettere i nomi proprio per una questione di privacy, e se la prof. lo leggerà sicuramente si ricorderà di me. |
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