IO E ANNA
di Wolfbear

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Volevo raccontare la mia iniziazione all’ S/M da parte di una schiava-nave scuola straordinaria avvenuta qualche anno fa, oggi purtroppo persa di vista causa suo trasferimento in città molto distante per gravi motivi di famiglia. Innanzitutto mi presento: sono un Padrone di Verona, 43enne, potete chiamarmi Max, moro, robusto, alto 1,85, ben dotato ma non superdotato, oggi sono molto raffinato, esigente e perverso, e devo tutto questo all’incontro con Anna, una signora separata di origine siciliana che conobbi anni fa in un dancing di Verona. Era una donna con circa 8 anni più di me, alta 1,60 circa, tarchiatella e con l’aria depressa come una cagna bastonata, ma due occhi… due occhi liquidi e complici tra il rassegnato ed il voglioso che mi suscitarono una strana voglia, pur non essendo lei molto bella secondo i canoni “standardizzati” a cui siamo abituati, una voglia come di possederla con al violenza, di brutalizzarla e farla urlare. Premetto che non sono mai stato un tipo né violento né prepotente, anzi un po’ timido fino ad allora, nonostante avessi imparato a vincere una certa ritrosia a “buttarsi” quando volevo conoscere e/o rimorchiare qualche ragazza, e, nonostante leggessi saltuariamente qualche rivista erotica a sfondo S/M come “Club”, non avevo mai trovato nessuna disposta ad andare più in là di qualche gioco erotico tipo il solletico o qualche gioco tipo “sono il tuo papà e ti sculaccio”. Né io ero il tipo da forzare la mano per spingere le mie amiche, amanti o morose del momento a provare qualche esperienza che non mostravano eccessivamente di gradire, anche se ho sempre avuto un carattere tutt’altro che debole.

La prima volta che uscimmo insieme, tanta fu la carica erotica che seppe trasmettermi che la possedetti in macchina, nascosti alla meno peggio dietro il cespuglio di un campo. Fui impressionato sia dalla foga che lei metteva nell’amplesso che nell’eccitazione che mi pervadeva nello starle vicino e nel fare sesso con lei. Dopo quella entusiasmante ed appagante cavalcata, lei mi disse che era da tanto che non godeva così intensamente con un uomo, e mi chiese se potevo strizzarle i capezzoli, io cominciai, senza stringerle troppo per non farle male, e lei invece mi disse di stringere forte, molto più forte, perché voleva che le facessi male, perché voleva soffrire per me, essere la mia schiava, la mia puttana personale, che la dovevo punire se non mi soddisfaceva, perché era questo che lei voleva da un vero uomo, e che lei era disposta a bere il mio piscio, a mangiare la mia merda e persino a farsi possedere dai miei amici, se glielo ordinavo, e man mano che parlava lei si eccitava, ansimava, tremava tutta, e mi si strusciava addosso con foga, baciandomi e dando qualche sapiente colpo di lingua in alcuni punti sensibili del mio collo; era visibilmente in stato di pre-orgasmo. Il cervello mi andò subito in fiamme, ebbi immediatamente un’altra erezione nonostante avessi eiaculato abbondantemente da poco, mollai la presa dei capezzoli e ricominciai a scoparla con più foga di prima, e durante quest’amplessi la coprii di insulti, la chiamai cagna, troia, puttana e con altri epiteti uno più insultante dell’altro, e intanto cominciai a tirarle i capelli, a graffiarla, a morderla sulle spalle e sulle tette ed a “farle male” in tutti i modi che la scomoda posizione di un amplesso in macchina permetteva.
Quest’amplesso durò molto più del primo, dato che nonostante l’eccitazione il mio pene aveva perso un po’ di sensibilità a causa dell’amplesso precedente, e per “venire” ci misi un bel po’, con grande gioia di Anna, che continuava a sua volta a venire con orgasmi multipli, urlando e gridando oscenità che chiunque la conoscesse nella sua vita “normale” di impiegata separata con figlie e con problemi di depressione non potrebbe mai nemmeno pensare che lei conoscesse! Il susseguirsi dei suoi orgasmi era per me tanto entusiasmante che incredibile, ed alla fine, ci accasciammo sui sedili ribaltati dell’auto a prendere fiato e ad abbracciarci, finché ad un certo punto lei, accaldata, arrossata ed ansimante, mi montò di scatto a cavalcioni sulla pancia e mi rovesciò supino sul sedile ribaltato dalla mia parte, mi guardò negli occhi e mi disse: “OK Massimo, come amante ti do 10 ma come torturatore ti do 4. Non dovevi mollare subito i capezzoli per scoparmi, dovevi resistere, farmi urlare ed impedirmi di venire a mia volta, e farmi “penare” la scopata che invece hai fatto subito. Ma non c’è problema. Imparerai, ti insegnerò io. Venerdì le mie figlie sono via, quindi ti aspetto a cena da me, poi mi aspetto da te che tiri fuori le palle e mi fai vedere i sorci verdi!”. Detto questo mi abbraccia sdraiandosi sopra di me e mi da un lungo ed appassionato bacio sulla bocca. Poi ci vestimmo e la accompagnai a casa.

Il venerdì successivo… ve lo racconterò la prossima volta.