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Ci eravamo sentiti per telefono, la tua voce calda mi accompagnava da giorni, il mattino appena sveglia, nella pausa pranzo, a volte il pomeriggio e sempre per la buonanotte… il tuo viso su msn mi guardava sorridente, la mia connessione lenta non permetteva di usare la webcam e contemporaneamente scrivere, così ci limitavamo a lunghe chiacchierate al telefono e brevi frasi la sera se rientravo presto dal lavoro.
Oggi sono a casa per il riposo settimanale, mi sono preparata con la massima cura, ma poi all’ultimo qualcosa dentro di me è scattato, niente minigonna, niente camicetta… ma jeans e t-shirt, se mi vuoi davvero, pensavo fra me e me anche così ti andrò bene, mi hai già vista in completino sexy grazie alle foto che ti ho girato, hai già visto brevissimi filmati con la webcam, di me sai già molto, parecchio più di quanto mi sarei mai aspettata di poter raccontare a chi, in fin dei conti, è un estraneo.
Ho deciso che ti porterò a mangiare cinese, piace ad entrambi, come tante altre cose abbiamo anche questo in comune, nel paese vicino c’è un bel locale tutto decorato in stile, molto ricercato, con l’intero pavimento della sala superiore ad acquario, metri e metri di ricostruzione minuziosa di paesaggio con splendidi pesci di molti colori che gli danno vita e movimento, inoltre, cosa molto importante, un locale assolutamente equo nei prezzi per una grande qualità di servizio e piatti.
Non mi sono neppure truccata, qualcosa dentro di me vuole disperatamente che tu mi prenda così come sono, che ti piaccia questa ragazzetta semplice e goffa, ma che ha dentro di se tanta voglia di amare ed essere amata, che conserva gelosamente un tesoro di fedeltà e devozione per chi avrà la pazienza di scoprirlo e di educarlo.
Davanti al centro commerciale conto i minuti che mi separano da te, ti riconoscerò? Non so neppure che macchina hai, te l’ho chiesto e ho fatto finta di capire, quando me l’hai detto, so solo che è piccola e bianca e che ho il cuore in gola ormai.
Salgo e scendo dalla macchina un’infinità di volte, mi hai detto che mi telefonerai, quando sarai nelle vicinanze, così da potermi recare sul luogo del nostro appuntamento, ma non ci sono riuscita e sono già qui, al momento della tua telefonata aspetto il tuo arrivo da quasi venti minuti… non potevo fare altrimenti a casa avrei consumato il pavimento, avrei eroso i tappeti e mia madre avrebbe sospettato che questo incontro aveva qualcosa di diverso e non volevo che ciò accadesse.
Sto morendo lentamente.
Le farfalle nello stomaco, è proprio così che mi sento una farfalla ancora chiusa nel bozzolo, ancora crisalide, attendo che la mia primavera inizi, che l’inverno freddo e solitario svanisca per sempre dal mio cuore e dalla mia anima.
Con te non ho mai indossato maschere, tutti noi ne abbiamo sempre una o più indosso, mentiamo poi a noi stessi dicendoci che siamo così e che la sincerità è per noi uno stile di vita, ma non è così, ci nascondiamo da tutto ciò che ci fa soffrire, evitiamo di esporci volutamente a situazioni in cui non potremmo mantenere il controllo, in cui ci sentiremmo insicuri, evitiamo le persone che possono farci soffrire, per interesse emotivo o per gelosie professionali, le usiamo per sentirci a nostro agio o fingere di esserlo sempre.
Da subito sono stata tranquilla, al mio annuncio avevano risposto così tanti Master che non sapevo che pesci pigliare, tanti sbruffoni, ma fra questi c’erano alcuni che mi facevano fremere dentro, a tutti avevo mandato la stessa risposta, non copia incolla ovvio, ma cominciavo sempre presentandomi e poi allegavo una mia foto, per far capire che ero una persona reale non una modella, che c’era soprattutto una mente ed un cuore dietro a quelle poche righe che inviavo loro… tu non l’avevi quasi guardata, me ne ero accorta subito, dalle tue parole, sì avevi visto com’ero, ma non ti era importato tanto da fissarti sul mio aspetto, mi citavi invece alcune frasi che avevo allegato a quella foto, mi spingevi a rifletterci su, anche quando ti parlavo di altri candidati, delle sensazioni che mi suscitavano tu mi ascoltavi sempre, anzi eri prodigo di consigli, mi spingevi ad incontrarli se mi sembrava il caso, mi fornivi l’appoggio telefonico, con una frase precisa per il “tutto ok” così da essere sicura, sempre, di poter essere soccorsa, poiché tu sapevi dove, come e quando e, soprattutto, con chi ero, mi sentivo protetta da te, anche se non ci eravamo mai guardati negli occhi.
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Una macchina si ferma dietro la mia, sei tu, scendo più nervosa che mai, se ci fosse un rumore improvviso probabilmente morirei d’infarto.
Quando scendi e mi sorridi, quasi muoio, sei bello, in un modo diverso da come immaginavo dalla foto ma affascinante e sicuro di te tanto da annientare anche il più bello del mondo ai miei occhi, ti sorrido timida, mi stringi la mano e mi apri la portiera per farmi salire, non me l’aspettavo, ma avrei dovuto saperlo che tu non sei come tutti gli altri, autorevole ma non autoritario mi avevi detto e così ti sei sempre comportato con me.
In macchina parliamo di tutto, parlo, veramente, soprattutto io, mi capita, quando sono nervosa, ma non è solo per quel motivo, mi trovo bene con te, sono a mio agio e voglio che tu sappia tutto di me… sembro un “macina-parole”, chiacchiero e chiacchiero e rido, di gusto, spontaneamente, di gran cuore.
Mi rilasso solo al ristorante, lì posso guardarlo a piacimento e non sembrare stupida, caspita dietro a quella voce stupenda e dolce c’è pure un uomo grandioso, mi racconta divertenti aneddoti del suo lavoro ed io contraccambio, la cena si rivela squisita come sempre e ordiniamo piatti diversi così da poter assaggiare l’uno dal piatto dell’altro, non beve a tavola e la cosa mi da un sollievo enorme, sa che per esperienza temo l’alcool e se ne è ricordato, beviamo lui naturale io gasata, lui è calmo e sereno tanto quanto io sono agitata, ci completiamo a vicenda fin da subito, la cosa mi spaventa.
Chi è quest’uomo?
Un Master.
Lo leggo nei suoi occhi che sa quello che dice, che sa quello che fa, qualcosa dentro di me scatta, improvvisamente mi sento più schiava che mai… qualcosa in lui mi fa vibrare come un diapason, entro in risonanza, guardo le sue mani, mentre reggono le bacchette, e mi immagino cosa proverei se mi sculacciassero come il mio corpo smania da tempo, fisso incantata la sua manualità e mi sento sciogliere chissà quali meraviglie potrebbe fare con me, di me… sospiro.
Lui mi fissa e preoccupato chiede cosa non va, indecisa tentenno, se gli confesso questo mio pensiero potrei scoprirmi davvero troppo, potrei mettermi nelle sue mani, benché senta d’istinto che sarà lui che sceglierò alla fine, tentenno… poi decido che devo dirglielo, se davvero lui è adatto a me non userà questa mia debolezza contro di me, non ne approfitterà.
Alzo lo sguardo e fisso i suoi occhi, voglio che capisca che per lui mi sto aprendo davvero, che non mi nascondo più in nessun modo, che nulla ora ci divide… “sai, ti sento, ti sento in modo davvero intenso, dentro di me non mi sono mai sentita così, percepisco il tuo essere Dominante in modo chiaro e preciso, sono schiava come non mai con te e ho paura, sono emozioni fortissime non so come gestirle, mi fai scivolare nel mio ruolo dolcemente e non ho nessuna voglia di tornare a prima, di tornare indietro, con gli altri che ho incontrato non era così, pensi, beh sì, pensi che ti potrebbe piacere giocare con me?”… aspetto trepidante, senza mai abbassare lo sguardo, non è quello che cerco, non comando autoritario e lui non è così, cerco una guida, un faro nella notte dei miei bisogni, delle mie pulsioni, lui capisce, comprende perfettamente come mi sento, lo capisco e so che anche per lui c’è la sintonia che avverto fin dall’inizio, il suo assenso è sincero, preciso, non lascia adito a dubbi, il sorriso che ora sento illuminarmi il viso lo contagia e restiamo così, non parliamo più di bdsm fino a che non risaliamo in macchina, per tornare alla mia e poi alle rispettive abitazioni.
Lungo il tragitto ti chiedo se vuoi stare un po’ con me, per parlare senza l’imbroglio della guida, così cerchiamo un parcheggio che conosco, la parte più interna è coperta da alti pini e dalla strada non si vede nulla, spesso le giovani coppiette vi si appartano, non possono fare molto lì ma da loro comunque quel po’ di privacy per cominciare a conoscersi decisamente meglio.
Fermi al buio ti parlo col cuore in mano dei sogni a occhi aperti che ho fatto sulle tue mani, tu mi accarezzi il volto, poi mi fai slacciare i pantaloni per controllarmi, per vedere se sono ben depilata come ti avevo detto avrei fatto, sono senza reggiseno e le tue mani giocano volentieri coi miei capezzoli turgidissimi, sono bagnata in modo quasi indecente, considerando che è la prima volta che ti vedo, ma il mio corpo non mi appartiene più, mi stai usando in modo superbo, hai fatto scendere il sedile fino a creare un piano orizzontale e ora sono qui col culo per aria accessibile ad ogni tuo desiderio, assecondo d’istinto ogni tuo gesto, è per me naturale aprire meglio le gambe per facilitare la tua mano che mi esplora, favorire, modificando la mia posizione, i tuoi colpi, mi sto sciogliendo per te e tu lo senti, ma non ne approfitti, non lo farai mai… i tuoi gesti confermano la sintonia che ci lega, ma non placano l’incredibile fame che sconquassa il mio essere, anzi, ora che comincio seriamente a provare, non solo a livello mentale, ma anche fisico, il tuo controllo, mi tormento al pensiero che dovrò aspettare ancora molto per un nuovo incontro, due settimane o più a causa dei nostri rispettivi lavori.
Alla macchina ci salutiamo, d’istinto ti abbraccio, ora so con sicurezza che sarai tu, ma prima devo far ordine dentro di me, chiudere i ponti con gli altri candidati e sperare che tu mi voglia come slave, avere un 24/7 con te, sogno che condividiamo, non sarà facile, ma la strada non è neppure in salita, dovremmo solo lavorarci come si deve e tutto sarà per noi, tutto ciò che abbiamo sempre cercato e voluto.
Prima di salire in macchina mi volto ancora una volta e i nostri sguardi si incrociano nuovamente, i tuoi occhi limpidi e sinceri sono lo specchio del tu stupendo essere, non mi stancherò mai di guardarti mio Signore…
Serenity… slave da usare…
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