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| <Home | Mai come oggi trovo un sottile compiacimento nel vedermi allo specchio. Ammiro, quasi stupito, il sorriso nei miei occhi, i lineamenti distesi. Anche la pelle sembra ringiovanita, rinvigorita da una qualche cura miracolosa. Oggi sono felice, davvero. Pieno di te, sempre di più. Ma è una felicità fuori dal comune, tuttaltro che schematizzata o preconfezionata. I più mi darebbero del folle, dello squilibrato, del pervertito. Ma chi se ne importa, che facciano pure, che pensino ciò che più aggrada loro. E, comunque, non mi interessa farlo sapere a chi non può capire, a chi non vede al di là del proprio naso. Oggi ho te, o meglio, tu hai me e mi possiedi e ti appartengo sempre di più. Lo sento. Missà che lo senti anche tu. Altro non chiedevo, da tempo immemore. Ore, giorni, settimane, mesi, anni a cercarti, sempre e ovunque. Momenti tristi, bui. Vacui tentativi di rimpiazzarti, di trovarti in chi non avresti mai potuto essere. Poi un giorno qualsiasi di una anonima settimana qualunque ad un'ora imprecisata l'occhio mi cade sull'ennesimo annuncio della solita rivista di annunci. Carta, penna, busta e foto autoscatto a colori. Quasi come un'automa compilo la lettera di presentazione seguendo uno schema prefissato. In fondo non dimentico i saluti ossequianti, la firma e il numero di cellulare. Affrancatura con posta prioritaria, si perché così forse arriverà, ma chissà poi a chi. Al solito freddo e impersonale recapito di casella postale fatto di numeri e lettere sparsi a casaccio. Il ben noto rituale eseguito con sempre minor trasporto e, ormai, con zero speranze. La tua prima voce, quella sera al telefono, e un sogno che di colpo, per qualche splendido disegno del fato, prende corpo, vita, respiro. Quel primo incontro emozionante oltre ogni pensiero e poi qualcosa di assolutamente inspiegabile che sento scattare in me e, incontrollabile e spontanea, parte una carezza sui tuoi capelli a cercar di lenire il mal di testa che ti spaccava. Missà che l'hai apprezzata. Ora che ti ho trovata sarei pronto a tutto, fuorché a perderti. Missà che lo sai. Poi il mio sguardo scende, mi giro e ammiro con perverso piacere provenire dalla vitrea superficie le striature di rosso acceso che mi segnano piacevolmente le bianche natiche, i fianchi e, ancora, la parte inferiore della schiena. Sono i segni delle tue dolci-sadiche carezze. Ne vado fiero. Guardo i segni, li riguardo e torno di improvviso lì con te, in ginocchio, a quattro zampe, sul tappeto del tuo piccolo salotto accogliente. So che ti piace farmi questo, sai che mi piace farmi fare questo. Ma vorrei che tu sapessi che solo a te mi concedo così come sono davvero. Nudo non solo d'abiti, ma spogliato dei miei più intimi freni inibitori, senza maschere, per te, per te soltanto. Puro, vero, io allo stato più profondo. Ora vivo solo per darti tutto ciò che ho, tutto ciò che sono, tutto ciò che per te rappresento. All'inizio, lo ammetto, avevo paura, tanta paura. Missà che lo sapevi. Ma ho voluto fortemente provare. Oggi mi faccio i complimenti. L'assiduità, la costanza alla fine vengono sempre ripagate, ed è giusto che sia così. Oggi ti devo ringraziare, anche. E' solo per merito tuo se sto riscoprendo davvero questa fantastica realtà che meglio rappresenta il mio modo di essere e che credevo ormai far parte solo di fantasie sempre più assurde sempre meno reali. Mia carissima Lidia, mi dai tutto e so che dentro quelle frustate c'è tutta te stessa. Pensa mia cara, io che ho sempre evitato gli specchi, fin quasi ad odiarli, ora sto lì davanti a quel me stesso riflesso per interi lunghissimi minuti ad ammirare, felicemente imbambolato, i segni che mi hai voluto regalare. Ma non solo piacevole sofferenza sai donarmi. D'un tratto sai cambiare. Ti pieghi sul tuo giovane schiavo a "leccare le ferite" appena inferte e lo abbracci e lo baci e lui si sente il più fortunato del mondo. Missà che sai anche questo. E poi lo possiedi e ti fai possedere e i corpi e le anime si fondono in una. Mentre torno verso casa sono talmente pieno di te che la mente non riesce ad accettare altri pensieri ed è quasi come se viaggiassi sospeso da terra. I sensi miei tutti sono colmi dei tuoi doni preziosi. In bocca ho il tuo sapore più intimo che mi hai concesso di saggiare e che mixato al gusto della tua bocca, della tua saliva, mi sazia assai meglio di mille prelibate pietanze. Il mio naso sembra non aver altro spazio che per il tuo odore sempre più familiare, sempre più inconfondibile, sempre più bramato. E tra le dita delle mie mani, sfregando un polpastrello con l'altro e poi tutti insieme con il palmo, mi pare di avere ancora la morbidezza della tua chioma fulva, la sericità delle tue nere calze, la scivolosità della vernice nera dei tuoi stivaletti. E, ancora,di fronte ai miei occhi scorre impetuoso un fiume in piena di immagini forti, coinvolgenti, stravolgenti. Rivedo i rombi colorati della ruvida superfice del tappeto sul quale ho trascorso, supino o carponi, non poco tempo dei nostri incontri. Osservo, nuovamente inquietato, la frusta e la bacchetta flessibile, temibili strumenti nelle tue ferme mani. Ma, soprattutto, ammiro nuovamente la tua figura che svetta, altezzosa e prepotente, dall'alto dei tuoi tacchi e ancora una volta chino il capo in segno di resa alla mia Padrona. Oggi si, mi sento forte perché ricevo una parte della tua forza che, alle volte, mi pare infinita. E ora son anche certo e tranquillo, ora che ci sei so che mi chiamerai e, ancora una volta sarò tuo, ancora una volta sarai mia. |
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