Lui venne infine
di Black Fetish

<Home Lui venne infine; tornò.
Lei ne era entusiasta, e felice, eccitata.
Vergognosamente, spudoratamente ansiosa, eccitata. Lo schiavo non lo sapeva; Lei non lo dava a vedere (lo schiavo, era il marito della donna).
Lo sentiva, lo capiva che c’era in aria qualcosa, ma non sapeva, e percepiva di non dover chiedere; non vi era disposizione per una spiegazione.
Sabato pomeriggio, lo lasciò nudo a quattro zampe, come un cane, con il collare e la catena attaccata, agganciata alla vicina parete.
A terra, una ciotola di plastica, vuota. "Aspettami qui, cane –disse-, io torno." E senza degnarlo di uno sguardo o di una parola si tirò dietro la porta, chiudendola alle sue spalle.
Lui la sentì allontanarsi, e sparire dietro il portone che si rinchiudeva, in strada.
Si era truccata, ma non in maniera –apparentemente- particolare, o eccessiva. Come per uscire, come per andare a compere. Sabato pomeriggio, da sola.
Questo lo rattristava e lo metteva di cattivo umore. Non erano quelle le sue abitudini, per il poco tempo libero che avevano, da vivere insieme.
Ci pensava. Pensava ai dati che aveva. Aveva un profumo intenso; vestiva un abito lungo, comodo, marrone. Scarpe col tacco, chiuse da lacci in cuoio, le solite unghie laccate. Perfettamente laccate.
Lunghe, taglienti; le unghie che lo ferivano quando gli stringeva i coglioni, o gli strisciavano la pelle della schiena.
Più in alto non vedeva, non sapeva (non guardava in realtà, sapeva quando non dover guardare).
Mentre pensava a questo, e cercava di raccogliere tutti i particolari sentì la porta riaprirsi, e la sentì ritornare da lui, in silenzio. Gli si parò davanti, fermandosi con le gambe pari, e un po’ discostate, a quasi due passi da lui.
Lui si sentì guardare.
Dall’alto in basso, preso in considerazione. Non sentiva un movimento, un gesto, un’emozione.
Rimase immobile, in attesa.
Lei si mosse e sollevò la gonna. Si sfilò da sotto le mutande e le lasciò cadere, con precisione, nella ciotola.
"E non permetterti di toccarle" lo ammonì con voce senza timbro mentre si girava, per andarsene, uscendo in questo modo. Non era un bel segnale, forse. O forse era un buon segnale, se le aveva tolte per lasciarle a lui, non lo sapeva.
Considerò la cosa, con i nuovi indizi che gli aveva lasciato.
Seppe che indossava un completo in stoffa e pizzo color carne, con un bustino che scendeva fino ai fianchi, chiuso dietro, in morbido tessuto; che indossava giarrettiere, o più probabilmente calze autoreggenti non avendo capo reggicalze. Che ora aveva il culo nudo ed il sesso fuori, la parte alta delle coscie, bianche.
Ora, sotto la gonna, era nuda.
Si avvicinò agli slip senza toccarli, e come un cane, guardatoli da vicino, si mise ad annusarli.
Cercò di fiutarli più volte, sfiorandoli col naso, passando avanti e indietro il viso, sulla ciotola, teso a carpirne tutti i segreti.
Non era eccitata, pensò. Non ne sentiva l’odore. La sua padrona non era uscita, già eccitata, da casa.
Lo preferì. Non era una risposta certa.

La sentì più tardi rientrare, forse neppure un’ora e mezza dopo.
Ne fu felice (temeva di doverla aspettare fino ad ora di cena o dopo, a quattro zampe, come un cane).
Ne fu sollevato, e dimenticò i peggiori pensieri, le considerazioni nere. Era stata generosa, e buona, come al solito.
Entrò nella stanza, fermandosi proprio davanti al suo viso, in attesa.
Lui volentieri iniziò a leccarle le scarpe, per ringraziarla, per salutarla, per comunicarle la sua felicità, e di averla "perdonata". Lei sollevò di nuovo la gonna, ed infilata una mano sotto la ritirò per abbassarsi, e mettergli le dita in bocca: era bagnata!. Era eccitata; la sua Padrona era eccitata… Questo lo scombussolò un poco, di nuovo: chissà cosa poteva essere successo; chissa come, perché; se era una novità, o era tutto preordinato…
Non riuscì a pensare, a rispondere, che lei si girò, andandosene.
Non seppe nemmeno cominciare a capire che la sentì subito ritornare, e comparve sulla soglia della camera, seguita da un paio di stivali, sormontati da un paio di pantaloni neri, in pelle. Da uomo.
Con un uomo! Non riuscì a pensare, a capire chi fosse: lei di nuovo si avvicinò, e di nuovo con il gesto della mano gli fece capire inequivocabilmente che era quella la ragione della sua emozione. Gli porse di nuovo le scarpe da leccare.
Lui, chinandosi, obbedì, con una stretta allo stomaco, o forse al cuore.
Lei lo accarezzò un attimo passandogli un amano sopra il capo, e poi si allontanò.
"Vedi, disse, non gli avevo detto che venivi; non lo sapeva, il mio cagnolino.
Non vedevo l’ora tu arrivassi, ma non mi sono fatta scoprire da lui. Sono tre giorni che mi sembra di impazzire dal desiderio di te, ma non gli ho detto niente, volevo che tu fossi una sorpresa.
Pensa, era quasi offeso, il cagnone, perché non ti facevi vivo con lui, che ti aveva contattato. Aveva delle rimostranze, e delle giustificazioni, delle recriminazioni… Sai cosa mi interessa delle sue opinioni, o delle sue ragioni, di fronte ad avere te? Nulla, molto meno di nulla, e sono felice tu sia qui, e che lui sia lì, incatenato, al pavimento. Gliene faremo delle belle. Vieni, baciami; non mi bastano mai i tuoi baci. Baciami come facevi prima, di fronte a lui…".
Dopo un bacio che mosse il mondo, ed anticipò l’eterno (esiste un quarto d’ora di bacio? Evidentemente sì), gli prese la mano e gli disse: " Ti racconto; anzi, aspetta: tieni questo sacchetto, adesso ti spiego.
Devi sapere che sono tre giorni che non mangia, anzi: è da martedì. Quando ho saputo con certezza che saresti venuto gli ho proibito di mangiare alcunchè, ovviamente senza dirgli per quanto, e la ragione.
Ha una fame nera, e già questo lo mette di pessimo umore. In macelleria ho comperato questo apposta per te. Apri:
sono cuori di pollo, crudi. Gettaglieli uno alla volta al volo, che li prenda e li divori: voglio che si abitui a prenderli da te.
E’ un cibo adatto a lui: ma non dargliene molti, non fargli fare indigestione. Desidero che si abitui ad essere sfamato da te, quando arrivi, e che ti si affezioni. Ogni volta che dovrai venire lo lascierò senza mangiare fino a quando desidererà tu arrivi, per essere sfamato da te, e ti leccherà la mano.
Oggi, domani lo nutrirai, dopo averlo frustato: imparerà ad associare anche le tue frustate al mangiare, vero cagnone?
Non farmelo ingrassare troppo però, anche se gli darai da mangiare quanto vuoi; io invece lo terrò alla fame. Vedrai come imparerà presto a desiderare che il fine settimana torni il suo Padrone…
Mi eccita, mi piace che tu gli butti i pezzi di carne cruda (dopo noi ci mangeremo due bistecche..). mi piace che ti sporchi la mano di sangue, per tirare fuori i pezzi; dopo, te la leccherò, e la pulirò con attenzione.
(Lui saprà che mi piacerebbe, domani sera, leccare sulla tua mano il SUO, sangue, se mi farai, e mi farà, questo dono…

Fine della scena, dei pezzettini di cuore.