Una serva particolare
di Must

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Qualche tempo fa raccontai a sommi capi questa storia ad alcuni inquilini della chattina, ma qualcuno ironizzò mettendone in dubbio i contenuti; oggi voglio raccontarla a tutti, sperando che possa essere di aiuto a chi desidera conoscere questo microcosmo chiamato BDSM.
Dedico questa storia/racconto a Deborah per ragioni che lei senz’altro capirà.

 

L’incontro

In una delle solite giornate universitarie, vissute tra lezioni ed incontri di routine, incontrai colei che di lì a poco avrebbe stravolto la mia vita.

Quel giorno indossava un jeans attillato ed un maglioncino colorato e la notai a mensa mentre con estrema classe consumava il suo pasto in compagnia delle amiche.

Mi avvicinai a loro con fare un po’ goffo, per chiedere un informazione ad una del gruppo che già conoscevo; lei mi salutò senza mostrare molto interesse ma, quel giorno girava Cupido in facoltà….la rincontrai e nacque dal niente una bella ed intensa amicizia.

Io mi innamorai subito dei suoi modi di fare e di quel suo essere molto diversa dalle normali studentesse che s’incontrano nelle facoltà di ingegneria. Lei invece prima di lasciarsi andare fece passare molto tempo…ma abbastanza rapidamente la mia intraprendenza la fece capitolare e finimmo per metterci insieme.

I primi tempi furono quelli più belli; il sesso era una scoperta ma ben presto le mie smanie di provare qualcosa di più intenso, modificarono il rapporto.

Tentazioni

Era una domenica mattina, lei aveva dormito a casa mia approfittando dell’assenza dei miei compagni di casa. Le chiesi di prendermi una cosa nell’armadio e lei inavvertitamente scoprì alcune riviste s/m.

Mi guardò un po’ schifata e poi prese ad insultarmi dandomi del pervertito…

Cercai di giustificarmi, ma poi con qualche bugia riuscii a farle credere che quei giornali li avevo trovati in casa. Poi cominciai a darle della bigotta e lei pian piano si calmò.

Facemmo pace e le cose ripresero come prima ma dopo qualche giorno accadde qualcosa che era destinato a modificare le nostre abitudini sessuali; infatti mi chiese con un po’ di imbarazzo se avevo dato via le riviste s/m….

La cosa mi stupì molto ma mi feci coraggio e la invitai a guardarle assieme. Ad ogni immagine di slave lei mi chiedeva: "…ti piacerebbe farti fare queste cose?"…."ti piacerebbe avere una padrona?"….

Dopo un po’ chiesi io a lei: "..e se fossi io il tuo padrone???". La risposta fu’: "….e perché no ….si potrebbe provare….".

Questa affermazione sconvolse la mia esistenza…lei non diceva più nulla ed intuii che voleva essere lasciata in pace…ma mi sbagliavo.

Infatti una sera in un pub le chiesi di andarmi a prendere una birra, e lei con un sorriso malizioso mi rispose: " si mio PADRONE….".

Tornammo a casa e pianificammo ogni dettaglio della nostra "escursione" nel mondo BDSM.

Il periodo era particolarmente favorevole visto che le sue amiche erano tornate a casa e lei aveva la casa libera…

La sottomissione

Il primo giorno arrivai un po’ affannato per via delle scale e la trovai vestita come se intenzionata ad uscire. La cosa mi spaventò e pensai ad un suo eventuale ripensamento ma quando mi avvicinai per salutarla con un bacio, lei arretrò mi prese la mano e me la baciò.

A questo punto mi accomodai senza rivolgerle la parola sul divanetto della sua camera e mi venne spontaneo di dirle: " vieni servetta accomodati vicino al tuo padrone…".

Si accucciò ai mie piedi e rimase in silenzio.

Io non ero certamente un master esperto e per un po’ pensai a cosa fare.

Dopo un po’ le dissi: " dai alzati e spogliati…voglio vederti sempre nuda…". Con naturalezza mi rispose: " vabene mio padrone…infatti sono una troietta…". Questa sua libertà mi aveva dato fastidio e le diedi un ceffone a cinque dita.

La cosa più sconvolgente fu’ che il gesto la fece solo arrossire ma non accennò minimamente a voler interrompere quella magica atmosfera.

Mi sentii subito che potevo via via andare oltre…ma non sapevo come materializzare le troppe fantasie.

Quel giorno stesso le impartii precisi ordini: la obbligai a non indossare più il reggiseno, procurandole a volte situazioni imbarazzanti con i suoi amici; acquistai una collana davvero molto brutta e pretesi che lei la indossasse sempre come simbolo di appartenenza; la portavo in discoteca e la costringevo a ballare mentre io sotto i suoi occhi parlavo in intimità con le sue amiche; la spedivo a comprarmi cose anche inutili ( una volta la mandai al bancone del bar a prendere dei caffè per me e le sue amiche e poi la rimproverai senza un vero motivo).

Mi piaceva soprattutto umiliarla psicologicamente…mi faceva sentire proprietario di una persona e questo mi soddisfaceva.

Un giorno le chiesi: "…cosa ne pensi se per un po’ ti presto alle tue amiche rivelando loro che tu sei solo una schiava…?". Incominciò a piangere e la cosa mi fece star male ma con spirito sadico non la rincuorai…anzi la feci dormire sul mio scendiletto. Alle 3 circa mi svegliai e vedendola rannicchiata sul tappeto m’intenerii, le diedi un bacio la feci entrare nel mio letto e facemmo l’amore…fu’ bellissimo….Ma quando finimmo, in preda ad un altro raptus sadico la cacciai via ricordandole che lei era una serva e non aveva diritto di avere rapporti col suo padrone..

Per alcuni giorni non si fece sentire; ma ben presto tornò a chiamarmi chiedendomi di essere punita. Andai da lei e dopo i saluti le chiesi: "…dimmi serva….cosa preferisci…..?" lei senza esitare rispose "…le bimbe cattive vanno sculacciate…". L’accontentai costringendola a numerare ad alta voce ogni colpo. Poi la feci stare inginocchiata con le mani tese verso me per evitare che lei potesse dare sollievo alle rosse natiche con qualche massaggio; io nel frattempo lessi il giornale seduto sulla mia poltrona/trono.

Il mio errore

Un giorno la mia amata servetta venne a trovarmi. Non accadde nulla di particolare…facemmo l’amore come una coppia regolare e rimanemmo dopo sul letto a chiacchierare.

Io avevo il viso in corrispondenza dei suoi piedini ( un meraviglioso 37 curato…) e notai per la prima volta queste sue estremità; lei se ne accorse e per gioco mi appoggio la punta dell’alluce sulla punta del naso. Sarà stato quel profumo inebriante….mi eccitai e lei cominciò con tono canzonatorio a farmi domande su quella passione.

Tentai di fare il master ma ormai la frittata era fatta e lei non ebbe problemi ad affermare: "certo che come master sei una delusione….un padrone che si eccita coi piedi della sua servetta…".

La cosa finì lì…ma lei ogni tanto mi metteva in mostra quei piedini ai quali un feticista non poteva dire di no….

Un giorno lei arrivò con un paio di scarpe da sera e calze velate nere, s’accomodò sul mio letto e con classe estrasse prima una calzatura poi l’altra…Io rimasi sclerato…E lei disse : " dimmi padrone….ti piacerebbe toccarli, baciarli….?".

Dopo qualche attimo di silenzio senza risponder presi ad accarezzarglieli e lei me ne avvicini uno al viso affermando: "..e dai baciali…muori dalla voglia di farlo…."mi chiamò per nome e questa era la prima volta.

Io non mi curai di rimettere in chiaro il fatto che ero ancora io il padrone e lei ne approfittò…

Mi disse infatti: "…credo sia giunto il momento d’invertire i ruoli….questa non è una passione da padrone….".

Io risposi: " e se mi rifiutassi…?"lei replicò "non lo farai…anche perché sai che non vedrai più ne me, ne i miei piedini….." .

Accettai quasi per gioco…e fu’ l’inizio della fine.

Tragico epilogo

Lei come padrona non amava le stesse cose che io con difficoltà le avevo fatto conoscere.

Mi umiliava coi piedi!!! Un giorno a mensa volle che le raccogliessi una posata sotto il tavolo, per mostrarmi il suo piede nudo…

Vedevo di giorno in giorno umiliata la mia dignità di padrone…A volte pretendeva che le annusassi le scarpe o le ciabatte…Facevo tutto, solo per quei meravigliosi piedi, per cui avevo scoperto di aver una passione senza limiti.

Il fatto che lei non fosse più la mia schiavetta mi dava fastidio; lei non mi faceva pesare questo suo nuovo ed insolito ruolo ma rea diventata molto possessiva. Un giorno s’accorse di un mio interesse verso una sua compagna di corso e le cose cambiarono.

Andai a casa sua e viste le circostanze mi chiese: " visto che siamo soli, oggi sarai il mio cameriere…mi servirai a tavola…poi starai sotto il tavolo e con i palmi delle mani mi farai da poggiapiedi..".

A tavolo feci davvero il cameriere ma sotto il tavolo non vi andai…Le insistette ma la mia risposta fu violenta e finimmo col litigare.

Per molti giorni non si fece viva. Io un po’ preoccupato ed un po’ geloso, l’avevo vista in compagnia di alcuni ragazzi, decisi di chiamarla.

Lei al telefono fu molto fredda e mi disse: " hai ancora il coraggio di chiamarmi…? Questa volta è finita!!!" io chiesi spiegazioni e lei rispose che se volevo spiegazioni dovevo andare da lei…

Mi recai a casa sua. Lei fu molto fredda ma ben presto mi rivelò che una soluzione l’aveva individuata….Per farmi perdonare avrei dovuto annusare i suoi piedi odorosi (dopo palestra) inginocchiato, con le mani legate ed un cerotto sulla bocca. Ridendo le chiesi spiegazioni sul cerotto e lei disse: "..c’è poco da ridere…uno schiavo deve annusare i piedi ma non è degno di baciarli…il cerotto servirà a questo..".

La cosa..devo essere onesto mi eccitava…ma mi sfuggiva il particolare più umiliante….AVREI DOVUTO FARE IL TUTTO SOTTO GLI OCCHI DELLE SUE AMICHE!!!!

Declinai garbatamente l’invito…ma tutto finì.