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Il locale è intrigante, luci basse, musica di sottofondo ed una scenografia originale con pesci tropicali che fanno capolino da dietro degli acquari-oblò; a parte un eccesso di abiti neri in latex e pelle ed un po' di accessori, potrebbe essere un Pub/Discoteca come tanti altri ... invece questa è una serata BDSM. Sono al seguito della Padrona, stupenda nel suo corsetto vittoriano, e indosso un collare di cuoio scuro quale simbolo di appartenenza e di sottomissione. Quando la Padrona decide di riposarsi, mi concede di toglierle le delicate scarpe e di massaggiare ed adorare i suoi stanchi, eleganti piedi. Ed io felice, riconoscente, in ginocchio, cerco di esprimere la mia totale appartenenza alla Padrona dedicando tutte le mie attenzioni a Lei, estraniandomi dal contesto; ci sono oltre cento persone che popolano il locale, ma per me esiste solo la Padrona, Lei e nessun'altro. Non è un sogno, non è una illusione, ma semplicemente ciò che ho vissuto l'altro giorno, il coronamento di una avventura cominciata ... si, cominciata giusto un anno fa, in una cena organizzata da un gruppo di appassionati del BDSM conosciuti via internet. C'era anche la Padrona, che non conoscevo ne' ebbi occasione di fare la sua conoscenza nella confusione del ristorante, eppure ho ben vivida l'immagine di Lei in piedi, accanto ad un tavolino, che chiacchiera sorridente con M., una simpaticissima ragazza che avevo incontrato in chat più volte e, di persona, quella sera stessa. La cena era la mia prima occasione di "outing", di frequentare ed incontrare altre persone interessate al BDSM, questa strana sigla dietro alla quale si nascondono tanti diversi stili di vita. Per me era un modo di affacciarmi ad un mondo nuovo, sconosciuto, nel quale speravo di riuscire a riscoprire emozioni profonde, intense, cose di cui nella mia vita di adulto avevo via via perso le tracce. Non immaginavo a cosa mi avrebbe portato questa frequentazione, sapevo solo che era giunto il momento di mettermi alla prova sul campo, di verificare se le mie sensazioni erano reali. Qualche giorno dopo M. organizzò una piccola cena, dove oltre al suo compagno R. e me c'era una loro nuova amica; entrando la vidi seduta sul divano, i piedi scalzi ... era Lei, la persona che avevo notato alla cena, il cuore cominciò a battere forte per l'emozione. Non sapevo perché, ma sentivo di essere irresistibilmente attratto da quella ragazza seduta sul divano che dissertava con acume ed arguzia su svariati argomenti. La serata trascorse piacevolmente, in fondo eravamo tutti abbastanza nuovi al mondo BDSM e ognuno di noi stava cercando di capire la propria strada, le proprie inclinazioni, le proprie paure. Io confesso che feci uno sforzo enorme per non gettarmi ai suoi piedi e chiederle di accarezzarli, ma il mio sguardo correva tra il Suo viso ed i piedi, mentre la mente apprezzava sempre più l'intelligenza e la freschezza dei Suoi pensieri. A malincuore la compagnia si sciolse, ed io ebbi il piacere di poter riaccompagnare Lei a casa; ricordo perfettamente il turbinio di pensieri che si era creato dentro di me ... come si fa a dire ad una sconosciuta che ti ha colpito senza scadere nel più classico "takkinamento" così diffuso in certi ambienti, come farle capire che senti un interesse profondo nei suoi confronti, e che questo interesse è "vero" ? Il tragitto sembrò breve, ma lo sarebbe stato anche se avesse preso tutta la notte, ed io mi ritrovai da solo a meditare su quello che stavo provando, in mano un bigliettino con il suo numero di telefono, tante domande cui non ero in grado di dare risposta e un desiderio spasmodico di rivedere Lei, di approfondire certi discorsi, di verificare l'entità delle mie sensazioni. Molti aspiranti schiavi si chiedono come si fa ad incontrare una Padrona, a capire che è La Padrona e poi ad essere scelti. Non credo esista una ricetta, io almeno non ce l'ho, posso solo descrivere quello che mi è successo. Approfittando di un'altra cena tra amici BDSM proposi di passarla a prendere in macchina, di farle da autista, ed in questo modo provai a dare un seguito alla nostra conoscenza.. Nei mesi successivi ci frequentammo saltuariamente, e scambiammo diverse mail; entrambi stavamo esplorando per conto proprio i nostri sentimenti BDSM, io consolidavo il mio essere sub, Lei aumentava la consapevolezza del suo essere Padrona. Ogni volta che riuscivamo a vederci ci scambiavamo pareri, impressioni, sensazioni ... ricordo con quanta emozione ed entusiasmo le raccontai della mia iniziazione al BDSM da parte di una Padrona milanese, ed il silenzio con cui ascoltavo la cronaca delle sue innumerevoli esperienze. Erano incontri belli ma per me frustranti, perché se da una parte si stabiliva un rapporto di amicizia e di fiducia, dall'altra ogni tentativo di aprire un discorso concreto in ambito BDSM veniva da Lei troncato sul nascere. Ad un certo punto era evidente per entrambi che io non avrei esitato un attimo a mettermi ai Suoi ordini, ad offrirle la mia sottomissione ... ma era anche palese che Lei non mi considerava adatto a servirla. Furono mesi difficili, perché più avevo la sensazione che Lei fosse La Padrona, la Persona con cui sarei riuscito ad esplorare i miei limiti e magari superarli, la Persona in grado di tirar fuori tutto lo schiavo che era in me ... più il muro che Lei frapponeva ad ogni mia offerta era cortese ma fermo. Quanto doloroso era per me ascoltare le sue esperienze, ed i suoi giudizi non sempre positivi sui vari schiavi che avevano la fortuna di incontrarla e di servirla, la descrizione delle difficoltà che incontrava per trovare lo schiavo giusto ... "Io, Io" gridava la mia mente "Io potrei essere lo schiavo giusto, sento di poterlo essere" ... "No, non sei adatto" era la tacita risposta che ricevevo. Non era certo un capriccio, una cattiveria fine a se stessa, degli ostacoli, delle difficoltà oggettive esistevano, e per Lei erano così forti da impedire perfino di provare, di darmi una possibilità verificare che le sensazioni che avevo erano vere. Chi può capire il conflitto che vivevo dentro di me, avere la felicità a portata di mano e non poterla cogliere, aver incontrato la Padrona e vederla circondata e corteggiata da tanti altri schiavi, sentire dei loro insuccessi e non poter rimediare in nessun modo? E ciononostante i miei occhi brillavano ogni volta che la incontravo, ogni volta che le scrivevo o la incontravo in qualche chat, ogni occasione di incontro era per me allo stesso tempo l'inferno ed il paradiso. Era la fine dell'anno, momento in cui spesso si fanno bilanci, ed io mi sentivo particolarmente giù di morale; i pochi approfondimenti che ero riuscito a fare in ambito BDSM non avevo portato a risultati concreti e soddisfacenti, e mi ero ormai convinto che quei limiti oggettivi, li stessi che negavano qualsiasi possibilità di essere il Suo schiavo, fossero tali da impedirmi di esplorare oltre il mio lato BDSM. Una sera incontro Lei in chat ed il mio stato d'animo viene fuori, sia perché Lei sa perfettamente leggere oltre le parole, sia perché un legame tra noi si era stabilito, anche se non del tipo che io avrei sperato. Le confesso di aver ormai rinunciato a proseguire i miei tentativi di esplorazione, mi dichiaro sconfitto e sconsolato, stanco di lottare contro i mulini a vento con le troppe zavorre che mi porto dietro, e che ho deciso di abbandonare. Mi aspettavo di ricevere una pacca sulle spalle ed un abbraccio consolatorio, un apprezzamento per aver finalmente preso atto di voler percorrere una strada senza uscita. Invece, come per miracolo, una battuta, uno spiraglio, l' invito ad andare a casa sua ... e non per due chiacchiere o per mangiare qualcosa. Se ci ripenso, nessuno dei due ha mai accennato al motivo per cui ci saremmo incontrati, ma era evidente che Lei aveva deciso di darmi una occasione, di consentirmi di mostrarle con i fatti se effettivamente potevo essere uno schiavo decente, aveva scelto di chiudere un occhio sulle sue perplessità. Fissammo la data, un lunedì pomeriggio; i giorni seguenti li trascorsi in preda all'ansia, alla preoccupazione ... cosa farò? cosa mi chiederà? come mi comporterò? la tensione cresceva man mano che si avvicinava l'ora dell'incontro. La mattina di quel giorno fatidico squilla il telefono, è Lei che esordisce dicendo "Non ci vediamo". Credo che il silenzio di tomba che è seguito alle sue parole sia qualcosa che non dimenticherò mai, non riuscivo ad articolare una sillaba, inebetito guardavo la cornetta e tacevo, mentre la disperazione cresceva dentro di me. "Dai, non fare così" proseguì dopo un po', avendo compreso ed assaporato tutto il significato di quel silenzio "oggi ho avuto un imprevisto, ma domani ti aspetto, alla stessa ora". Ritrovai la parola, rinfrancato, la ringraziai e le confermai che sarei stato puntuale. Il pomeriggio successivo mi presentai, emozionato e teso, alla sua porta. Non è questo il luogo in cui descrivere cosa successe quel pomeriggio, e gli altri che seguirono, certo già i primi segnali furono confortanti, la sintonia emotiva fu da subito intensa, la mia offerta profonda e la Sua capacità di coglierla e farla sua, di prendere con mano salda la guida della nostra esperienza comune, immediata. Fu subito chiaro ad entrambi, alla fine di quel primo incontro, che quello poteva non essere solo un gioco ma molto, molto di più. La Padrona fissandomi negli occhi mi chiese se ero veramente disposto ad iniziare con Lei una percorso comune, una esplorazione che poteva portarci lontano ... "E' il mio più grande desiderio" risposi riconoscente mentre gli occhi mi brillavano di gioia. Fu l'inizio di un cammino complesso che ancora è lungi dall'essere completato, che evolve verso la ricerca dei nostri limiti e la comprensione delle nostre capacità, il tentativo di cogliere gli aspetti più intimi e nascosti delle nostre anime. Lei divina Padrona, verso la quale l'adorazione si fonde con l'amore, io schiavo incredulo, travolto dall'inattesa fortuna di poter condividere con Lei questo faticoso ma esaltante percorso. Ed ora sono qui, in mezzo alla gente, ai piedi della Padrona, fiero di dare evidenza della mia sottomissione, della mia appartenenza a Lei, pronto a cogliere il rimprovero o l'elogio in ogni suo piccolo gesto, in ogni suo minimo sguardo. Felice di essere il suo schiavo, di operare per il suo appagamento e bere alla fonte della sua felicità, che è poi anche la mia. Eccomi a sperare che questo percorso continui a lungo, pronto ad affrontare, con la sua guida, nuove esperienze, a vivere nuove profonde emozioni che spero non finiranno mai. |
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