ANTICHE PIETRE
di Spiritello allegro

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Spesso sono stato attratto da fantasie in cui “lei” è una dea e io il suo schiavo, ma pur provando con vari sistemi le varie ragazze con cui sono stato non mostravano interesse a giocare con queste fantasie.
Ormai felicemente sposato da diversi anni e prossimo ai 40 ho cominciato a rassegnarmi e ad accontentarmi di quei pochi attimi in cui mia moglie finge fantasie non sue per accontentarmi e così fingo anche io, d’altra parte non si può avere tutto…
Da alcuni anni una molto anziana zia che ha un’appartamentino al mare e che usa pochissimo ci ha lasciato le chiavi così che possiamo usarlo a patto di seguire noi i vari problemi e manutenzioni.
Un venerdì pomeriggio di fine giugno dovevo andare per l’appunto alla riunione condominiale di questo appartamento.
Presi la corriera perché mia moglie super impegnata col lavoro in quel periodo, mi avrebbe raggiunto sabato sera sul tardi con la macchina e in circa un'ora di viaggio giunsi alla località balneare. Dopo l’assemblea, “libero”, andai a cena in una pizzeria tranquilla in una piazzetta della città vecchia, un luogo suggestivo che trasuda antichità e quotidianità allo stesso tempo.
Nel tavolo di fronte due coppie di turisti tedeschi stavano cenando.
Mi colpì lei, non tanto per l’aspetto fisico, comunque molto gradevole: sui 35, carina con un corpo slanciato e lunghi capelli neri, ma per il suo modo di essere.
Portava un paio di sandali di quelli senza tacco e con lunghe cinghie che si intrecciano lungo la gamba, aveva dei piedi delicati e non portava smalto sulle unghie. Normalmente mi piacciono i tacchi, lo smalto e ornamenti sofisticati, ma questa semplicità aveva un qualcosa di particolare. Un vestitino leggero corto e bianco che le fasciava il corpo, un braccialetto a forma di serpente dorato le stringeva il braccio sinistro poco sopra il gomito, e lunghi capelli neri tenuti tutti da una parte.
Ero seduto da solo e ogni tanto cercavo di capire cosa dicevano, sfruttando anni di tedesco scolastico condito da lontane vacanze di studio a Norimberga.
Pensai che era venuta in vacanza in Italia e, proprio lì dove antica romanità e spiagge convivono, attirata dal fascino del passato.
Ogni tanto la guardavo e lei mi rispondeva sempre con un sorriso, mi piaceva e cominciai a fantasticare su Antonio e Cleopatra in un contesto molto più vicino ai temi della gabbia che a quelli della storia scritta (chi sa? forse?). Decisi di fissare quei piedi delicati e allacciati nei sandali facendo in modo che lei si accorgesse, per vedere la sua reazione.
Stupita? incredula? irritata? incuriosita? le solite reazioni negative? No!
Mi sorrise in un modo molto particolare e compiaciuto che ricorderò per sempre e poi riprese a conversare con le altre persone con cui cenava.
Io ripresi un po' a guardarla e un po a fissarle i piedi. Speravo che mi sorridesse di nuovo. Invece si alzò in piedi, disse ai suoi compagni di tavolo che le si era slacciato un sandalo, appoggiò la gamba sinistra sulla sedia e si riallacciò la lunga cinghia lungo la gamba, poi mentre i suoi compagni di tavolo incuranti parlavano rumorosamente e brindavano mi fissò con un lungo e interminabile sguardo dopo di che si rimise a sedere.
Ero agitatissimo e in totale subbuglio mentale. Dopo di che non mi guardò più ma rimase a lungo a giocare muovendo i piedi.
Io decisi che non mi sarei mosso finché non fossero andati via e ordinai un’altra birra.
Ma dopo un poco chiesero il conto si alzarono e andarono dentro a pagare alla cassa. Intanto lei era rimasta un poco indietro. Si alzò e arrivata davanti al mio tavolo si fermò mi guardò, mi sorrise e poi se ne andò via.
Pensavo che non la avrei mai più rivista e qualcosa dentro di me bruciava incandescente.
Il giorno dopo andai in spiaggia e mentre camminavo sul bagnasciuga la vidi, lì sotto un ombrellone da sola.
Continuai a camminare in preda ad una fortissima agitazione pensando a cosa avrei potuto fare, cercai qualche frase, … il ristorante, la pizza, … tentando di tradurla in un tedesco che stava sprofondando nelle profondità della mente e, in preda al terrore mi girai e tornai indietro. Pensai la fortuna aiuta gli audaci, ma mi sentivo molto poco coraggioso… potevo semplicemente dirle la verità.
Mi avvicinai a lei, la salutai e in un tedesco alquanto incerto le dissi che pensavo che non la avrei più rivista e che ero contento invece di averla reincontrata. Sarei sprofondato nella sabbia, ero sicuro che qualcosa di terribile mi sarebbe successo, penso che uno stoccafisso avrebbe avuto un aspetto meno rigido e goffo di quello che avevo io in quel momento. Invece lei in perfetto italiano con un po di accento straniero mi rispose allegramente “anche io, mi offriresti qualcosa al bar?”. Bevemmo un caffé in piedi e poi mi invitò a fare una lunga passegiata lungo la spiaggia.
In effetti era super appassionata di storia antica, i suoi genitori amanti dell’Italia le avevano dato un nome italiano, Silvia. Parlammo a lungo del duomo romanico e della storia locale, poi di punto in bianco mi chiese "perché ieri sera mi guardavi i piedi?" alzandone uno da terra girandolo e guardandolo. A bruciapelo le risposi che vedendola mi era venuta in mente la storia di Cleopatra, lei mi rispose ridendo “si ma Cleopatra poi finisce male, ma cosa c’entrano i piedi… o erano i sandali che ti piacevano?”, dopo un’attimo di pausa, mi appoggiò una mano sulla spalla e mi disse “su dillo!”, le risposi che avrei voluto adorarla come una regina e lei mi prese in giro dicendomi ridendo “o come una dea forse?” poi mi disse che se volevo rivederla, quel pomeriggio sarebbe riuscita a liberarsi per un paio di ore e mi diede appuntamento alle 4 del pomeriggio davanti al ristorante della sera prima.
Ore lunghissime: pranzai, tornai all’appartamento, feci una lunga doccia, telefonai a mia moglie che mi confermò che sarebbe arrivata tardi e infine alle 4 ero davanti al ristorante.
Lei arrivo pochi minuti dopo di me era vestita come la sera prima e si era lavata i lunghi capelli neri che erano lucidi e profumati.
Quasi non mi salutò, mi accorsi che era leggermente agitata, mi disse che l’idea di essere adorata come una dea la incuriosiva e le dava una grande
agitazione. Le presi una mano la baciai e le dissi sei una divinità meravigliosa, lei voleva trovare un posto tranquillo dove non ci fosse gente e io la invitai nell’appartamento.
Le preparai un caffé e lei scherzando mi disse che se era la mia dea dovevo portarglielo in ginocchio.
Glielo portai inginocchiandomi e lei mi disse che non aveva esperienza di questa cosa, non era mai stata una dea prima di allora e che quindi dovevo darmi da fare per farle sentire di essere veramente una dea.
Le tolsi delicatamente la tazza dalle mani e le baciai delicatamente ogni dito, poi lentamente, ritualmente le tolsi i sandali e cominciai piano piano a baciarle i piedi, dito dopo dito, lei mi mise un piede sulla testa e mi disse "adesso mi sento una dea, voglio sentire la tua lingua" e mi infilò lentamente un delicato piede dentro la bocca, mi accorsi che mentre lo massaggiavo dolcemente con la lingua lei aveva cominciato a mastrubarsi, dopo un poco mi disse “voglio essere anche la tua fonte, voglio che tu mi beva e ti disseti", mi fece appoggiare la schiena ad un cuscino e si inginocchiò a cavallo sopra di me, mi disse “voglio che la tua bocca aderisca perfettamente alla fontana” e quando io obbedii il liquido cominciòa scaturire molto lentamente, era molto attenta e mi accarezzava la testa mentre io bevevo di lei.
Quando ebbe finito disse "sei stato molto bravo, adesso meriti anche tu il tuo premio" e strofinando dolcemente il sedere sul mio viso mi chiese di aprirle delicatamente i glutei e di adorarla, mentre io le obbedivo lei mi fece venire con le mani.
Alla fine rimanemmo un po sul divano a chiacchierare, poi mi disse che le piaceva essere una dea e che adesso io ero il suo schiavo e che sarebbe tornata.
Si fece dare il numero del mio cellulare mi salutò e se ne andò via.
Di lei so solo il suo nome, non so neanche da dove provenga, ogni volta che squilla il cellulare spero che sia lei.
Continua?