ANTICHE PIETRE (2)
di Spiritello allegro

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Erano passati 20 giorni da quando Silvia era sparita ed io ero stato riassorbito dagli impegni quotidiani, pensavo che non la avrei più sentita.
Ore 10 di mattina suona il cellulare, chiamata senza ID, rispondo distrattamente e sento “ciao sono Silvia…” un’onda calda attraversò tutto il mio corpo.
Mi disse che dopo ferragosto sarebbe venuta giù, poi aggiunse che sarebbe stato molto tranquillizzante per il nostro gioco se avessi fatto alcuni test del sangue per escludere HIV, epatite, ecc… e letteralmente mi dettò una lista di esami. Poi mi disse la data esatta e l’ora in cui sarebbe arrivata e di pensare io a tutto il resto.
Inventai un impegno di lavoro e prenotai una camera in un grazioso alberghetto.
Al suo arrivo lei fu seria e silenziosa per tutto il tragitto dall’aereoporto all’albergo. Arrivati in stanza mi chiese se avevo fatto gli esami del sangue, io le diedi la busta, lei li lesse attentamente, dopo di che mi diede dei fogli e vidi che erano i suoi test del sangue, era tutto in ordine. Mi disse che così non ci sarebbero stati dubbi o precauzioni particolari da seguire e che eravamo più liberi. Vide che mi interessavo ai suoi dati anagrafici scritti sui suoi esami e mi disse che sarebbe stato più facile interpretare nuovi ruoli se non sapevamo niente delle nostre vite reciproche e non avrebbe tollerato ulteriori curiosità.
Quella sera cenammo in albergo lei era stanca e voleva partire presto all’indomani quindi andammo a letto presto e casti. La mattina a colazione io ero un po' deluso e pensavo che qualcosa la avesse disturbata; pensavo che questa volta sarebbe partita per sempre, avevo paura di perderla e così cominciai a chiederle informazioni su di lei.
Lei si alzò, prese da un altro tavolo il cestello con i condimenti e mi versò un goccio di aceto e un filo di olio nel caffelatte caldo, mescolò e mi ordinò di berlo. Mentre io esitavo lei mi disse che mi aveva avvertito che non avrebbe tollerato curiosità e che io non avevo obbedito, e che adessoche voleva punirmi e che mi aveva dato un preciso ordine, io esitavo.
Mi disse: “guarda che sei stato tu che volevi diventare mio schiavo e hai messo in moto fantasie che neanche sapevo di avere, quindi o obbedisci e il gioco va avanti oppure appoggi quella tazza a andiamo su in stanza a farci la scopata del secolo ma non mi parli piùdi dea o padrona".
Io bevvi il caffé tutto di un fiato, nauseato, dissi “buonissimo” . Lei si mise a ridere e prendendomi in giro disse “posso immaginare”, però era raggiante, mi disse che aveva un sacco di fantasie e che questa volta sarei andato io su da lei e il gioco avrebbe avuto veramente inizio. Così partì di nuovo dopo una breve apparizione.
La sentii i primi di settembre e mi comunicò che in ottobre ci saremmo incontrati a Monaco in Germania.
Dall’aereoporto la metropolitana mi portò in 40 minuti in centro nella piazza del municipio, io dovevo aspettarla sotto il famoso carilon animato (Glocchenspiel).
Si era tagliata i capelli che adesso le arrivavano alle spalle, neri, sfrangiati e selvaggi, mi evocavano l’idea di una splendida strega seduttrice.
Indossava un paio di stivaletti in cuoio nero lucido, dei jeans attillati e una giacca corta in pelle. Mi abbracciò e baciò con gioia, mi disse che anche lei
aveva fatto un viaggio per arrivare lì. Riconoscevo in lei di nuovo quell’allegria che mi aveva colpito dall’inizio. Percorremmo felici chiacchierando un grande viale pedonale in cui mimi si esibivano, musicanti suonavano e studenti dipingevano affreschi sui marciapiedi. Giunti nel mezzo di una piazzetta abbastanza frequentata lei diventò seria e mi disse “adesso devi fare una cosa per me… Inginocchiati e baciami lentamente le punte degli stivaletti e rimani qualche secondo in adorazione… Pensi di farcela?”.
Io obbiettai “…ma in mezzo alla gente.. sono cose private…” lei disse: “si lo so e torneranno a essere private, ma qui né io né tu conosciamo nessuno, non vedremo mai più nessuna di queste persone e non facciamo nulla per cui potremmo essere perseguiti”, io le chiesi se era sicura, lei mi disse che era molto difficile anche per lei restare li in mezzo in piedi mentre la adoravo e che così più che io, proprio lei avrebbe rotto una barriera interna e che le era indispensabile per poter crescere come padrona, per non sentirsi imbarazzata, ridicola nel ruolo e poter comportarsi spontaneamente.
Mi disse “se mi ami fallo per me” e mi diede quasi impaurita un bacio sulla fronte.
Io mi inginocchiai lentamente baciai le punte degli stivaletti e rimasi qualche istante in quella posizione, sentii un buonissimo odore di cuoio, dovevano essere nuovi. Per qualche istante il mondo aveva cessato di esistere c’eravamo solo noi due non saprei esprimervi l’intensità delle mie sensazioni.
Poi mi alzai, lei mi prese per mano e mi trascinò via, era tesa, mi accorsi che malgrado fossero passati pochi secondi alcuni passanti si erano fermati e a distanza avevano cominciato a guardare, voltammo un’angolo e lei quasi correva e mi trascinava. Quando fummo lontani si fermò trafelata e con una gioia incontenibile mi baciò a lungo interropendosi per ridere o per dirmi che ero stato bravissimo e meraviglioso. Non avevamo mai parlato di limiti, ma in quel momento sapevo che lei non mi avrebbe mai chiesto di fare nulla che avesse potuto danneggiarci o che non ci sentissimo in grado di sopportare, eravamo in totale armonia, potevo fidarmi ciecamente, il che era un bene perché mi rendevo conto che avrei voluto fare qualunque cosa mi avesse chiesto.
Trascorremmo alcuni giorni come amici, amanti, complici di un gioco che ci univa profondamente. Non mi chiese mai più di fare niente di visibile in pubblico, anzi adesso il gioco consisteva nel servirla e adorarla ovunque e comunque senza che nessuno si accorgesse di noi. Momenti di normalita alternati a momenti di gioco. La baciavo e bevevo la sua saliva, la raggiungevo in bagno e la asciugavo con la lingua dopo che aveva fatto la pipì, ma lei stava attentissima che non mi sporcassi mai.
Entravo in contatto con ogni sua secrezione (eccetto che con le feci), ma stava attenta che non mi sporcassi con niente altro. Le baciavo gli stivaletti, le leccavo i piedi, ma non mi permetteva neanche di avvicinarmi alle suole sporche: “sei l’oggetto più prezioso che possiedo, non vorrei che ti rovini o che ti ammali”.
Decideva lei cosa avrei voluto pranzare o cenare, ma lo sceglieva con gusto non a caso, quasi sempre, infatti ogni tanto provava la mia devozione.
Una sera disse che doveva rompere un’altra sua barriera, mi fece spogliare, appoggiare con la pancia su di una sedia e mi chiese: “sai cosa sta per succedere, … sei pronto?”
Risposi di si. Lei mi legò le ginocchia e i polsi alle gambe della sedia con le cinghie in cuoio di un suo zaino/borsa, prese una cintura sempre in cuoio, mi baciò dolcemente e mi disse “mentre lo farò, e lo farò con decisione, non piacerà a nessuno dei due, ma dopo quando sarà finito allora godremo di averlo fatto”, si tolse gli stivaletti e i calzini in nylon che indossava, me li passò sulla faccia e mi mise con delicatezza le punte da tenere in bocca affinché l’eccitazione per il gusto dei suoi piedi misto al gusto di nylon e cuoio mi aiutasse a sopportare il dolore.
Dopo di che cominciò lentamente ma con forza e precisione a colpirmi i glutei e i fianchi dicendo continuamente che mi amava. Quando finì e mi slegò era esausta consumata da non si sa quale emozione, io la amavo appassionatamente e ardentemente. La presi li sul pavimento, la penetrai prima con forza e poi con dolcezza, fu una unione fra due animali selvatici, nulla più di razionale, lei mi graffiava a sangue la schiena e poi mi leccava dolcemente il viso, io respiravo il suo fiato ed esploravo con ogni centimetro della mia pelle il suo corpo guizzante e fresco.
Il giorno dopo alle 12 avevo l’aereo.
Oggi sono di nuovo nella mia quotidianità e normalità, di fronte ad un computer che ronza, inquadrato, in mezzo ai miei colleghi ad attendere una telefonata che mi faccia fuggire un’altra volta, per poche ore o un giorno, ancora più profondo in quella ignota e stupenda parte di me che è
l’irrazionale. E lei, amica, con cui condivido questo viaggio, chissà cosa starà facendo, avrà famiglia, figli, sarà insegnante, avvocato, medico?