UNA PIZZA CAPRICCIOSA
di Fetish

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Sabato scorso e venuta da me Barbara, con l´amica del cuore giànnetta. Barbara è decisamente più belloccia, castano-chiara, occhi azzurri. giànnetta meno significativa, sicuramente graziosa. Di Barbara so che non ha mai avuto padre e la madre è appena divorziata dal secondo (o terzo) marito; certo di soldi in casa non gliene girano molti, così quanto le do per aiutarmi con la tappezzeria di casa mia le è ben gradito. Della famiglia di giànnetta non so nulla.
Sono disinvolte come sanno essere le ragazze di qui, entrambe diciottenni, ma certo non imbranate. Basta una rivista in casa per farle parlare di sesso con una facilità invidiabile. Barbara è sicura di sé e quando le dico che sembra una Domina ("capirà?" mi domando) mi garantisce che ha già esperienza in materia, ma si rifiuta di darmi particolari. Cominciamo il lavoro, dopo aver fatto accortamente circolare una bottiglia di vino, e non perdo occasione per battute allusive: mi prendono in contropiede, dichiarando che hanno fame; beh ho dei biscotti. Neanche parlarne, vogliono una pizza. Si perché uno, solo perché è italiano è ovvio che abbia sempre in casa una pizza bella calda.
Sono incerto tra l'irrigidirmi e gridare "qui si lavora", perdendo ogni possibilità, ed il cedere; ovviamente cedo.
Mi ci vogliono quaranta minuti per arrivare in una cittadina che abbia una pizzeria, con tricolore di prammatica. Prima di salire in auto ho messo nel bagagliaio la mia borsa degli attrezzi SM di cui avevo mostrato il contenuto a scopo di incoraggiàmento, ma evidentemente senza alcun effetto. Scendo e costato che la pizzeria è semivuota, salvo un tavolo al quale quattro burini bevono con una coi capelli a spazzola più buzzurra di loro. Annuncio che il posto c'è (alle 11 di mattina lo credo bene!) e vedo che Barbara armeggià con la cinghia porta pacchi che ho in auto: "Chefffai?" Mi spiega che vuole mettermi il guinzaglio; ma io ho il MIO, che mostro orgoglioso, acquistato in un negozio per cani, non in uno di quei posti per depravati. così entriamo, con me con il collare ed il guinzaglio nella pizzeria: nessuno dei cinque pirla si accorge di niente; si limitano a fare cenni di invito alle due ragazze: non mi sono ancora quasi accomodato che le due decidono di trasferirsi al tavolo con quelli; fare lo schiavo in un circolo privato od in casa è un po' diverso che fare comunella con cretini di provincia, ma, visto che nessuno ascolta obiezioni di sorta, assecondo. Le Due fanno a tempo tra un tavolo e l'altro ad ordinare una pizza ed io mi aggiungo. A questo punto quelli chiedono perché mai sono al guinzaglio, dimostrando che i litri di birra permettono loro di vedere ancora qualcosa. Barbara esita; in effetti, fuori da qualunque contesto di locale ad hoc e di abbigliamento in tono, il guinzaglio è evidentemente privo di senso; conclude annunciando che sono il suo cane e giànnetta al di là del tavolo mi ingiunge di abbaiare: eseguo, con grazia. Barbara dice di sedermi per terra vicino all'ingresso, poi cambia idea e mi fa sedere dietro di lei, spostato verso il suo vicino. Le pizze (non sono passati cinque minuti) sono già arrivate: Barbara chiede una scodella per cani, ci spezzetta la pizza e me la porge: mi osservano mangiucchiare, mentre Barbara annuncia che vuole un uomo, non un cane e comincia a pomiciare col vicino. La pizza è uno schifo; anche per cani. Con tono da conferenza stampa, Barbara annuncia che va al cesso. Fa segno al vicino di seguirla e mi trascina al guinzaglio. Si infila in quello femminile, ma si ricrede e passa a quello maschile; si siede sul lavandino, riprende a far lingua in bocca col buzzurro e gli infila la mano nella patta: quello non vuole, per la mia presenza; gli dice che non puo avere imbarazzo di un cane e "o così o torniamo al tavolo"; compare l'arnese: più che molle; mi ingiunge di succhiarglielo e tirarglielo duro, ma non ci crede che lo faccia; invece lo prendo in bocca e ... ci provo, ma farlo indurire e altra faccenda. Comunque non è peggio della pizza! Arrivano gli altri a vedere, il tipo si risistema i pantaloni e torniamo al tavolo. Vado a pagare e penso che la faccenda sia terminata. Invece giànnetta mi spiega che Barbara ha deciso di farsi fare un tatuaggio come quello (che non vedo) e che perciò andiamo a casa di uno dei buzzurri. Nei cinque minuti di strada a piedi uno se ne va per i fatti suoi e due si aggiungono; la ragazza coi capelli a spazzola rimane col gruppo e la sua presenza mi sembra incisiva quanto una mosca sul parabrezza. Parlare di studio di tatuaggio non significa nulla: è solo un angolo dove l'intonaco è ricoperto (e non fatto cadere) da fotocopie di fotografie di tatuaggi. Si aprono due bottiglie di vodka e si fanno girare: fortuna che la mia condizione di cane mi dispensa, perché mettermi a bere tra gente già sfatta non mi prende per niente. Barbara annuncia che ha una gran voglia di cazzo (mentre giànnetta è già al lavoro e la spazzola sembra dormire), ma che per non perdere tempo devo prima passare dalla bocca del cane: è evidente che cammin facendo l'energumeno del cesso ha deciso con gli amici che farsi spompinare da un cane non lede la sua immagine virile, perché parte deciso. Mi sono fatto una notevole esperienza. Dopo due ore circa, si decide di rientrare a casa, senza che del tatuaggio nessuno si sia più ricordato. Prima giànneta (su istruzioni di Barbara, perché senza non si soffia nemmeno il naso) mi mette un catino sotto la nuca e tutto il gruppo provvede ad inaffiarmi, nei limiti in cui riescono a mantenersi in piedi; anche la cretina coi capelli a spazzola si risveglia dal torpore, mi si siede sul petto e scarica: giusto per non sembrare asociale. Sabato questo rivedo Barbara, per il lavoretto di casa che ovviamente non è stato fatto; giànnetta invece è via. Se c'è un seguito degno di nota lo invio.