SCHIAVO PER CASO
di ugoschiavo

gabbia.com

Ammetto che non mi è mai dispiaciuto durante i rapporti con le ex essere sottomesso in modo soft.

Ma quello che mi è successo durante il mese e mezzo di relazione con Pauline, non era assolutamente immaginabile e prevedibile.

Lavoro in una banca, e una delle nostre migliori clienti, attraente, divorziata, fisico magro e mozzafiato nel modo di vestirsi e atteggiarsi, era da tempo la preda ambita da tutti.

io avevo perso le speranze, sapendo che frequentava altolocati e per la concorrenza agguerita.

Fatto sta che, probabilmente per il fatto che non l'ho mai corteggiata più di tanto, un giorno mi chiede di fare un'operazione bancaria decisamente inconsueta su di un'altra agenzia del nostro istituto, che avrebbe richiesto dei giorni e che avrei dovuto seguire personalmente.

Al che, le lascio il mio interno e il mio cell per ogni eventuale sua comunicazione urgente in merito.

Una sera, verso le 3 di notte, mi arriva un messaggio ambiguo.

Sono Pauline e volevo dirti che mi piaci molto.

Rimasi impietrito. Non Riuscii più a dormire, mi si era seccata la gola. Il cuore mi era arrivato in gola.

COme un adolescente alle prime armi.

Le rispondo che anche per me era così e che mi avrebbe fatto piacere vederla per conoscerla meglio.

Spettacolare come sempre si presentò all'appuntamento, uscimmo, ci baciammo e iniziammo una storia come tante altre.

All'aìinizio sembrava così.

Dopo la terza volta che facemmo all'amore in modo normalissimo, iniziò a confidarmi che lei poteva diventare anche un'altra persona, che non avrei potuto riconoscerla e che era sicura che mi sarei attaccato a lei in modo definitivo.
Non capivo il perchè di quelle parole nè il significato.

Come se non bastava il suo amore per legarmi a lei, mi domandavo...

Ma lo capii ben presto.

Gradualmente iniziò un rapporto semi violento, una sorta di soft-sado, fatto di insulti, graffi pizzichi.

Poi iniziarono gli schiaffi..

Lei domandava sempre se esagerava e che comunque questa cosa la faceva impazzire.

Una sera infine, la chiamai per dirle che non potevo andare da lei perchè troppo stanco.

iniziò ad insultarmi, ad offendermi, a dirmi che la trascuravo e che questa l'avrei pagata amaro.

Il giorno dopo, andai da lei per recuperare la mia assenza del giorno prima e iniziò il tutto.

L'inferno e il paradiso..

mi aprì con il suo solito completino molto fetish, con autoreggenti e tacchi a spillo.

Capelli legati con lunga coda liscia.

Aveva uno sguardo avvelenato.

Mi disse che con lei avevo chiuso, mi insultò, e mi ordinò di non richiamarla più in fututro, che non voleva stare con uno come me.

Quasi con le lacrime agli occhi la implorai la pregai, fino ad accasciarmi sulla sua pancia, piangendo come un bambino.

Lei mi prese con forza per i capelli, quasi a strapparmeli, e mi portò il viso fino ai suoi piedi, dicendomi che per la cazzata che avevo fatto l'avrei pagata molto cara, e che se non accettavo la pena mi avrebbe cacciato sin da subito da casa sua.

io annuì senza sapere cosa mi aspettava.

Mi mise la bocca sopra il suo pollice, e mi disse di chiedergli scusa baciandole e leccandole i piedi, perchè le piaceva vedermi sottomesso a lei in quel momento.

Ma non solo in quel momento e non solo per leccarle i piedi.

Continuò ricordandomi tutte le volte che mi parlava di altra personalità e di come poteva essere cattiva e decisa.

Bene, quel momento era arrivato.

Accetti incondizionatamente? mi disse.

Si, Pauline.

Tutto senza fiatare?

Si tutto tutto.

E già pregustavo il tutto, ormai fin troppo chiaro, con un'eccitazione al massimo dei massimi.

Bene merda. E mi imbavagliò con un fazzoletto la bocca e mi legò le mani con un foulard.

Mi inizio dall'alto a prendermi a schiaffi, ricordandomi che dall'altro dei suoi 13 anni di più, (lei ne aveva 44 io 31, esigeva rispetto e ubbidienza a tutti i livelli.

La testa mi ronzava. Quando iniziò a graffiarmi e torturarmi ogni lembo della carne lasciandomi segni rossi e viola e facendomi contorcere come un lobrico acciaccato da una scarpa.

Mi riafferrò per i capelli e mi portò in bagno, quasi trascinandomi per il pavimento. Non vedevo che il suo splendido sedere e i suoi tacchi a spillo splendidi e imponenti.

Pensavo fossi rimasto calvo quando arrivammo, che subito chiuse la porta e prese una cinta da gonna che aveva lì, e iniziò a piegarsela sul polso della mano.

Appoggiati con la pancia sulla vasca.

Obbedì immediatamente, quando mi chiese se sapevo il perchè mi avrebbe frustato. Mugugnai tra il fulard ormai in gola di no, quando iniziò una scarica di cintate fortissime e velocissime. Forse una ventina. Mi avevano letteralemte sfiancato e distrutto fisicamente e psicologicamente.

Per me poteva anche finire lì tanto fu il dolore.

A quel punto riprese fiato e disse: ti frusto semplicemente perchè mi va di farlo e di vederti piegato in due come un coglione.

Sbaglio?

Sinceramente non ebbi la forza di rispondere tanta era la paura di riceverne altre.

Così ricevetti un calcio con il collo del piede sui testicoli.

Un calcio preciso preciso al centro dei testicoli.

Rimasi paralizzato dal dolore per un paio di minuti. Senza respirare e con conati di vomito.

Stette lì circa cinque minuti a guardarmi soffrire, per farmi riprendere un pò.

Capito a cosa vai incontro adesso o no? E non è che una piccola parte coglioncello. Pensavi di cavartela con tre scopate e via? Si paga dazio con Pauline sai? E rise con una malizia che mi eccitava e ghiacciava contemporaneamente il sangue.
Rimani così e non ti muovere.

E chi ce la fa, pensai.

Dopo dieci secondi eccotala tornare con i suoi tacchi imperiali e trafficare qualcosa per le mani.

ora vediamo come ti comporti, grande uomo del cazzo.

Mi impiastrò le natiche, le cosce ei reni di un qualcosa di olioso.

Un bel massaggio lungo e sensuale.

E' passata alle maniere dolci?... no già sapevo cosa voleva.

E la mia eccitazione fu nuovamente al massimo storico.

Prese altra sostanza oleosa e chiaramente puntò intorno al buchetto, che massagiò, allargò dolcemente con le dita, e che sondò fino a sei sette centimentri di profondità.

Non sentivo nulla... saranno state le frustate? o l'olio? o l'eccitazione...

Non so.

So solo che ad un certo punto disse ora diventi il mio servo da monta.

Contento imbecille?

E mi sprofondò, dapprima con una certa delicatezza e poi a stantuffo un fallo di gomma legato alla sua vita.

Non provai particolare dolore, tanto era la mia eccitazione e la voglia di continuare.

Non credevo fosse mai stato possibile incontrare una donna così.

Mi inculava con violenza e mi insultava, mi graffiava quasi a sangue, mi torturava la schiena.

Godevo e soffrivo... mi dimenavo come una donna al massimo dell'eccitazione e mi lamentavo e piangevo per il dolore.

Ed splosi improvvisamente in una copiosissima e violenta sborrata.

Le mattonelle blù notte del bordo vasca erano completamente ricoperte di liquido bianco, denso.

Lei uscì dal mio ano ridendo, mi spostò per vedere e mi disse:
bravo maiale e adesso che hai goduto come una troietta chi pulisce?

Mi diede uno schiaffo che mi rigirò all'indietro.

Rimasi stordito.

Mi sentii afferrare per i capelli e comandarmi di leccarlo e ingoiarlo tutto.

La sua presa sulla mia testa, forte decisa e violenta, mi guidò in tutta l'operazione, che fù veloce e perfetta.

Mi lasciò i capelli e disse:

Bravo, niente male come verme servo da monta. Sei abbastanza merdoso e coglione. Credo proprio che posso fare di te tutto quello che voglio in fututo.

Ora vestiti, ci prendiamo un caffè e usciamo. Tu vattene a casa che io devo uscire con un mio amico con il quale andrò fuori qualche giorno in montagna.

Poi ti chiamerò quando vorrò sfogarmi, ok?