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Questo racconto non è frutto di fantasia ma è basato su una esperienza realmente accadutami, quasi dieci anni fa. Mi sono preso la libertà di "aggiustare" qualche passo e qualche brano di conversazione, un po' per rendere scorrevole il racconto ed un po' perché, nella memoria, alcune fasi di secondaria importanza cominciano a confondersi. La sostanza, così come l'ho vissuta, è questa. Avevo 21 anni quando potei realizzare le mie più estreme fantasie di sottomissione ad una donna. A quellepoca, quasi dieci anni fa, giravo lEuropa con zaino e sacco a pelo, sfortunatamente da solo in quanto lamico che avrebbe dovuto essere con me ebbe un incidente stradale che lo costrinse in ospedale per quasi tutto il mese di Agosto. Quellanno, per la prima volta, si ebbe la possibilità di viaggiare, più o meno liberamente, anche nellEst europeo. Anchio, come tanti miei coetanei, vagheggiavo di romantiche avventure e di scopate fenomenali, sullonda dei racconti un po surreali che viaggiavano sulle strade del "ho sentito dire che ". Conobbi tantissime persone, tra le quali qualche bella ragazza che fu disponibile a fare del sesso diciamo tradizionale, ma quel che successe a Miskolc (una cittadina a circa 150 km ad est di Budapest) segnò definitivamente piena realizzazione di quanto, da parecchi anni, avevo sempre sognato e mai immaginato potesse diventare improvvisamente realtà. Ero andato a visitare un piccolo parco botanico, qualche chilometro fuori città ed ero seduto a terra, appoggiato al palo della fermata dellautobus armato di libro e pazienza, in quanto orari precisi per i trasporti pubblici erano unutopia. Passò qualche tempo quanto vidi avvicinarsi una bella signora, ben vestita, sulla quarantina che armeggiava con due grosse borse della spesa si fermò a due metri da me e, incontrando il mio sguardo, mi sorrise stancamente. Non era una donna splendida, nel vero termine della parola, ma possedeva quel non-so-che di affascinante, di aggraziato che mi fece decidere di provare a fare conversazione, un po per passare il tempo ed un po per dare retta ad una vocina interiore che diceva "provaci". Così, sempre dalla mia comoda posizione seduta, con meraviglia, scoprii che Lisa (questo il suo nome) parlava egregiamente linglese allinizio la conversazione si stabilì sui soliti argomenti, le differenze tra lItalia e lUngheria, il tempo ed i pullman che non arrivavano mai, poi, quasi allimprovviso, svoltò in una direzione nuova e più personale. Venni a sapere, così, che Lisa era sposata ma il marito, un ufficiale dellesercito, era da qualche mese in missione da qualche parte, non so bene dove, e che la figlia studiava lingue allUniversità di Budapest dove stava per 11 mesi allanno. Con naturalezza e nel mentre della conversazione, Lisa si spostò verso di me, fino a essermi praticamente sopra, tanto che dovetti sforzarmi per continuare a guardarla, dal basso verso lalto. Qui il mio istinto di sottomissione mi impose, in una pausa della chiaccherata, di seguire con lo sguardo il suo corpo, di certo ben fatto, e di soffermarmi un po più del consentito, sui suoi piedi che indossavano delle specie di sabot nere con 4-5 cm di tacco. Quanto rialzai lo sguardo verso Lisa, vidi che mi stava osservando con aria divertita che accrebbe nel momento in cui divenni rosso come un pomodoro. Mi spiegò che, vista la sua situazione, a volte affittava la camera della figlia ai turisti e, di conseguenza, mi domandò se la cosa avesse potuto interessarmi. Ero confuso ed anche un po intimorito da questo approccio così diretto ma, per fortuna, presi la giusta decisione: le dissi che avevo lo zaino presso la stazione ferroviaria e che il mio problema principale, quando fossi tornato in città, sarebbe proprio stato la ricerca di un posto dove passare la notte. Ovviamente non era vero ma io lo dissi con sufficiente convinzione e Lisa fece finta di crederci. Per 10 DM a notte avrei potuto avere in affitto la camera. Ero eccitatissimo anche se, in cima ai miei pensieri non cera la previsione di una scopata ma qualcosa di ben più coinvolgente. Finalmente il pullman arrivò e, quando mi scaricò in città, avevo in mano il suo indirizzo e la promessa di arrivare a casa di Lisa non più tardi delle 21. Naturalmente arrivai puntualissimo allappuntamento, carico del mio fedele zaino e con mille pensieri che mi turbinavano nella testa. Lisa venne ad aprirmi in tenuta di casa, con una ampia vestaglia color beige che copriva tutte le forme del corpo e ciabattine verdi ai piedi, rigorosamente scalzi. Dopo avermi fatto lasciare lo zaino in un ripostiglio, mi fece accomodare una piccola cucina per il the di rito, accompagnato da qualche biscotto. Si chiaccherò del più e del meno per più di unora fino a quando si alzò e mi disse di seguirla, mi avrebbe mostrato la mia stanza. Erano le 23 ed ero un po deluso forse la mia immaginazione, sorretta da una poderosa spinta ormonale, mi aveva condotto ad accarezzare delle vane speranze. Avevo appena spento la luce ed ero sdraiato sopra le coperte quando Lisa bussò con discrezione alla mia porta "Giampaolo, mi sono dimenticata una cosa posso entrare?" Non feci neppure in tempo a rispondere che Lisa spalancò la porta della stanza ed accese la luce, accecandomi temporaneamente. Quando ripresi il controllo della vista mi trovai di fronte ad una visione incredibile: Lisa aveva raccolto i capelli, si era truccata ed indossava un reggiseno di pizzo nero, calze autoreggenti e stivaletti di pelle al polpaccio. "Ho voglia di fare lamore" dichiarò, e prima che me ne rendessi conto, mi assalì sul letto, togliendomi maglietta e mutande. Si era messa a cavalcioni su di me e sfregava la sua fica sul mio cazzo che, improvvisamente, era diventato di marmo pulsante. Lo strinse in mano, con forza e guardandomi dritto negli occhi mi sibilò "Scordatelo daverlo, dora in poi è mio" Con una rapida mossa, se lo infilò dentro ed iniziò a cavalcarmi con foga, graffiandomi il petto e schiffeggiandomi più volte, con violenza. Io avrei voluto baciarla, leccarle il seno ma, con una mano sul viso, mi costringeva supino. Mi sentivo usato, uno strumento per il suo piacere. "Fammi godere, fammi godere dai dai dai DAI!" Ebbe uno, due o più orgasmi, poi si tolse il mio cazzo e accasciò su di me. Le sussurrai allorecchio la mia accecante voglia di venire a mia volta ma lei mi si mise a fianco e pizzicandomi i testicoli mi disse "Ascoltami bene, io sto cercando un rapporto un po particolare voglio divertirmi, senza preoccupazioni o doveri, voglio togliermi delle soddisfazioni. Ho visto come mi guardavi i piedi questo pomeriggio ed ora mi è parso che non di dispiaceva il fatto che ti schiaffeggiassi. Voglio un giocattolo e che sia pronto a soddisfare tutte le mie esigenze sei un ragazzo intelligente e penso che hai capito" Io la guardai allibito, ad un tratto anni di fantasie diventavano possibili "Tu stai cercando uno schiavo io sto cercando una Padrona" Lisa mi sorrise "Lo sapevo, lo sapevo che avevo ragione da ora non parlerai più se non interpellato e sarai sempre pronto ad eseguire un mio ordine. Ora scendi immediatamente dal letto e sdraiati per terra a faccia in su. Eseguii senza esitare, ero pronto a vivere finalmente la mia avventura di sottomissione e schiavitù che mi avrebbe portato a superare anche i miei più inviolabili limiti. Lisa si mise a sedere sul letto e, guardandomi dallalto in basso, si tolse uno stivaletto, si guardò con interesse il suo stupendo piedino e poi, con lentezza esasperante, lo avvicinò fino a posarlo sul mio viso. Ero eccitatissimo, sentivo la delicatezza del nylon che sfregava su e giù per la mia faccia, il calore di un piede appena uscito dalla scarpa, il profumo del sudore più nascosto di Lisa, forte ed acido che inondava le mie narici. Stette così per almeno 10 minuti, ripetendomi che quella era la giusta relazione tra le, la donna padrona e me, il maschio sottomesso. "E una sensazione incredibile, schiavo. Te ne stai li, nudo come un verme, con la faccia sotto il mio piede mentre il tuo povero cazzo se ne sta ritto in attesa di un improbabile orgasmo" . Allimprovviso, con laltro piede ancora nello stivaletto, iniziò a schiacciarmi i testicoli, dapprima lentamente fino a farmi gemere di dolore non osavo muovermi per non interrompere la magia di quella mia primissima esperienza ma, nel contempo, stavo vedendo le stelle. "Soffri, verme, soffri per la tua signora avanti, so che puoi resistere ancora un po" Non ce la facevo più, stavo per urlare quando allentò un po la pressione dai miei coglioni dicendomi "Oggi mi sento buona avanti, fatti una sega voglio sentire che il tuo seme nasce da sotto la suola delle mie scarpe" Iniziai immediatamente a masturbarmi, sapevo che con pochi colpi sarei venuto e così fu. Lisa fu pronta a raccogliere il mio sperma e spandermelo sul petto, sempre tenendomi il piede sul viso. Mescolai così dolore e piacere, laroma dei piedi di Lisa con lodore del mio seme. Quandebbi terminato anche lultimo spasmo di piacere, la mia nuova padrona mi sferrò un poderoso calcio in mezzo alle gambe, facendomi piegare in due dal dolore. Urlai e piansi tenendomi i miei poveri coglioni pestati ma Lisa non mi diede tregua. Continuò a scalciarmi, con violenza e con foga fino a quando, ansimante, si fermò, pose il suo piede nudo sulla mia testa. "Togli le mani da li, verme, ed allarga le gambe" Avevo paura di subire un altro dolore simile ma, con lentezza tolsi le mani dai testicoli doloranti ed allargai le gambe come ordinatomi, esponendo così il mio pube alla mia signora. Lisa schiacciò il mio pene flaccido, come se stesse spegnendo una sigaretta, fino a quando non iniziò ad ingrossarsi ancora "E mio, verme, TU sei mio" poi, sempre in quella posizione di dominio assoluto, mi disse "ora vattene via, sono stanca il tuo posto per la notte è sotto il tavolo della cucina" Iniziò così la mia storia di schiavitù. Lindomani la giornata iniziò piuttosto presto. Fui svegliato da una Lisa ancora più stupenda: indossava un tailleur rosso fuoco, un cappellino che le incorniciava il viso regolare, scarpe aperte con tacco alto. Mi disse che andava a fare un po di spesa "per noi due" ma che le voleva che, prima, la aiutassi "ad essere in ordine". Cosa intendesse Lisa lo scoprii subito. Innanzitutto mi costrinse a seguirla in strisciando sul pavimento fino in camera sua dove mi prese per i capelli, mi costrinse in ginocchio e mi schiaffeggiò più volte. "Non ti permettere più di rivestirti senza che ti abbia dato un preciso ordine in questo senso. In questa casa dovrai stare sempre nudo, in modo che possa sempre vedere in che stato è la mia merce". Mi spogliai davanti a lei, restando inginocchiato. Quando fui nudo, si tolse le scarpe, mise i piedi sulla moquette e, lanciandomi un bottiglietta di lacca rossa mi disse "Avanti, servo, pitturami le unghie dei piedi" Mi misi al lavoro con il pennellino, cerando di non sbavare e di controllare la mia eccitazione che sembrava non finire mai. Lisa sembrava non importarsene, se ne stava seduta sul letto matrimoniale a leggere una rivista, degnandomi ogni tanto uno sguardo indifferente. Evidentemente non stavo facendo più di quello che si aspetta da uno schiavo: servivo la padrona. Quandebbi finito, Lisa mi prese per i capelli e spinse con foga la mia testa in mezzo alle sue gambe. Non laveva fatto notare ma anche lei era molto eccitata la sua fica era bagnata, calda e pregna degli odori del sesso. "Cosa aspetti, pezzo di merda? Avanti, tira fuori la tua schifosa lingua ed inizia a leccare non ho molto tempo, per cui dovrai darti da fare, servo." Io non capivo più nulla. Lappavo come un cucciolo di cane, mi rallegravo dei gemiti di piacere di Lisa e soffrivo quando, per darmi una mossa, Lisa mi graffiava la schiena. Il mio mondo era chiuso tra le gambe tornite di Lisa. Sentii che iniziava la sua salita verso lorgasmo, quindi diligentemente, mi soffermai sul suo clitoride con precisi movimenti rotatori che esaltavano la sua eccitazione. Alla fine la mia signora venne, innaffiandomi copiosamente con i suoi umori vaginali che bevvi quasi con avidità. "Forza, cucciolo, bevi il nettare della tua padrona, ti piace, non è vero?" Mi accarezzò la testa per qualche attimo, poi si alzò, si infilò le sue scarpe, osservando compiaciuta le unghie smaltate di rosso, quindi mi ordinò di farle risplenderle. "Vediamo che altri lavoretti utili può fare la tua lingua" Mi prostrai ai suoi piedi, sempre nudo e con il cazzo al limite della durezza, ed accostato il viso al suo piede destro, iniziai a leccarle le scarpe, partendo dalla tomaia per spostarsi sul tacco e su quel poco di suola che potevo raggiungere. Lumiliazione che sentivo era incredibile ma per niente al mondo avrei rinunciato a lucidare le scarpe di quella donna che, un po alla volta, mi stava facendo realizzare i miei più segreti sogni. Quanto ritenne che il lavoro di lucidatura fu sufficientemente bene eseguito, mi diede un calcetto in testa con la suola e mi disse di attendere il suo ritorno in bagno, con la testa dentro al cesso. Se avevo sete, potevo bere direttamente da li, per quanto riguarda il cibo, mi annunciò che per oggi non era in programma nessun pasto per gli animali di casa. Uscì, sbattendo la porta e chiudendola per bene. Io, benché solo in casa, non ebbi il coraggio di alzarmi in piedi quindi, a quattro zampe, mi diressi verso il bagno, arrivai al cesso, alzai il coperchio e sorpresa! Lisa si era scaricata (anche abbondantemente) prima di venire a "giocare" con me ma, ovviamente, si era esentata da azionare lo scarico. Infilai la mia testa nel cesso e mi rassegnai ad aspettare il ritorno della mia signora gustandomi gli effluvi dei suoi scarichi corporei. Stetti in quella posizione per quello che mi sembrò uneternità, avevo le ginocchia anchilosate ed il bisogno di bere si faceva sempre più urgente fino a che, inevitabilmente, mi abbassai fino allacqua marrone di orina e merda e, sentendomi lultimo degli uomini, iniziai a lappare per calmare la mia sete. Mi sentivo annullato tanto più che nessuno mi costringeva a fare quello che stavo facendo se non la convinzione di essere un inferiore, uno zero nella scala dellumanità ma Lisa mi avrebbe portato ancora oltre. Finalmente Lisa tornò a casa, contenta, mi disse, per aver trovato "tutto loccorrente" per divertirsi con me. Per prima cosa mi chiamò, mi impose di stare immobile inginocchiato davanti ai suoi piedi e, chinatasi, mi annusò la nuca. Evidentemente fu soddisfatta dallodore che percepì, tanto che ridendo, mi disse "E bravo il mio schiavetto puzzi come una latrina evidentemente hai ubbidito ai miei ordini ma ora non posso certo permettere che questo fetore si spanda in casa faremo un bel bagnetto." Mi fece cenno di seguirla in bagno dove riempì la vasca di acqua gelida, ordinandomi poi di immergermi dentro. Lacqua era veramente freddissima ma cercai di non dare a vedere la mia sofferenza. Lisa buttò un po di detersivo nella vasca e, uscendo, mi gettò due stracci per la polvere ("il tuo accappatoio, servo") e mi ordinò di pulirmi per bene. Feci del mio meglio e, quando fui più o meno asciutto, strisciai fuori dal bagno alla silenziosa ricerca della mia signora. "Chi cazzo ti ha detto che potevi uscire?" Urlò Lisa appena mi vide "Con gli schiavi come te non si può mai stare tranquille. Mi obblighi a punirti severamente per questa grave mancanza". Così dicendo, mi trascinò in camera mia, obbligandomi a sdraiarmi sul letto, dalla parte del lato corto. Lisa mi mise alcuni cuscini sotto la pancia, in modo da esporre in maniera invitante il mio culo, che presto sarebbe divenuto oggetto della punizione anticipatami poco prima. Mi legò i polsi e le caviglie ai piedi del letto, così da immobilizzarmi in modo pressoché assoluto, poi se ne andò in cucina. La sentii trafficare, dapprima in modo confuso dopodiché mi fu chiaro cosa stesse facendo si stava preparando il pranzo! Udii linconfondibile rumore di piatti e pentole, di posate e bicchieri, poi più nulla: Lisa stava gustando il suo pranzo. Trascorse forse unora, durante la quale telefonò più volte chissà a chi (lungherese è praticamente incomprensibile per un italiano), fino a che la sentii arrivare alle mie spalle tacchi che ritmicamente battono sul un pavimento di ceramica, avvicinandosi sempre più, con la calma di chi ha il potere assoluto. Cercai di voltarmi per vedere cosa aveva in mente ma quello che riuscii a fare fu di urlare di dolore. La prima frustata della mia vita mi arrivò con precisione e violenza sulla mia chiappa sinistra. "Non credere che mi sono scordata di te, piccola merda. Oggi mi hai mancato di rispetto quindi sarai frustato finché non mi riterrò sufficientemente rimborsata" Giù unaltra frustata "Vedere quel tuo bel culetto così bianco e lindo mi da una sensazione di fastidio. Non vedo lora di trasformarlo in un bel pallone rosso a strisce color porpora." Unaltra frustata, unaltra ancora ed ancora una. Io tentavo di non farmi scappare altre grida di dolore ma sentivo la mia bocca emettere gemiti sempre più forti. Anche Lisa se ne accorse e provvide alla sua maniera. Si allontanò per qualche istante per poi tornare con un grosso fallo di gomma nero che mi ficcò subito in gola "Ecco un altro giocattolino per divertirci insieme. Comincia a succhiarlo ben bene nel frattempo che mi dedico al tuo culo, più tardi ti farò vedere un altro giochetto che si può fare con lui" Iniziai a succhiarlo avidamente, con foga perché temevo che mi potesse cadere durante la fustigazione del mio povero culo. Lisa volle che contassi le frustate ma, con quel grosso cazzo in bocca, potevo solo emettere dei suoni inarticolati. Ciak, ciak, ciak "Bastardo schiavo di merda, scommetto che stai godendo ti ti ha dato il permesso?" ciak, ciak, ciak "Avanti, supplicami di smettere" ciak, ciak, ciak "Sei uno schifoso, un pervertito, una mezza sega" Intanto la frusta si abbatteva come un flagello, sul mio povero culo. Persi la cognizione del tempo, in un misto di lacrime e dolore mi parve che quella punizione esemplare non dovesse finire mai tenevo gli occhi serrati e succhiavo il fallo che la padrona mi aveva imposto in bocca, intanto cercavo di non piangere e non gridare per non disubbidire alla mia signora. Finalmente, ed allimprovviso, Lisa si sentì evidentemente soddisfatta e fermò la frusta, buttandola sul pavimento. "Sai una cosa, piccola merda? Mi fai schifo ti fai umiliare, legare e frustare da una sconosciuta e sembri persino contento di tutto ciò Meriti solo di essere schiacciato come un verme" Così dicendo, prese la mia macchina fotografica ed iniziò a fotografarmi in quello stato, dapprima un bel primo piano con li fallo di gomma nero in bocca, poi una "panoramica dinsieme", poi passò a documentare lo stato del mio povero culo martoriato ("così potrai ammirare anche tu come sono stata brava"). Naturalmente mi ordinò di fare sviluppare il rullino e di spedirle al più presto delle copie ed i negativi voleva sentire di avermi in pugno. Mi tolse il fallo dalla bocca e finalmente potei respirare un po, dopodichè se ne andò dalla stanza, chiudendo la porta a chiave. Rimasi legato al letto, sperando che Lisa tornasse e, in un momento di pietà, mi slegasse e mi permettesse di lenire il tremendo bruciore che pareva nascere in fondo alla mia schiena ma, come potevo immaginare, mi sbagliavo, dunque trascorsi la serata e, successivamente, la mia seconda notte da "oggetto" legato saldamente ad un letto di una camera di cui pagavo laffitto ad una bionda signora 40enne che realizzava il suo sogno di schiavizzare un uomo. La notte non passò bene. Al bruciore si aggiunsero i primi borbottii dello stomaco (non mangiavo da 48 ore), larsura della sete ed anche limpellenza dei miei bisogni corporali che non soddisfavo da altrettanto tempo. Inoltre, il fatto di essere costretto in quella posizione innaturale, non mi favoriva certo il sonno. Fu così che, nel pieno della notte, con la consapevolezza di un ulteriore punizione e sentendomi, se possibile, ancora di più in balia alle voglie d ai capricci della mia signora, mi pisciai addosso e, per la vergogna, non riuscii a trattenere delle lacrime di umiliazione. Lisa entrò in camera a mattinata inoltrata, gustandosi ben bene lo spettacolo del mio culo gonfio, rosso e striato accorgendosi dopo pochi istanti di un puzzo di piscio. Non ci mise molto a capire cosera successo quella notte ma, con mia sorpresa e con grande sollievo, scoppiò in una allegra risata e, imponendomi il piede nudo sulla nuca, mi disse "Sei proprio un disastro , ora ti slegherò e tu filerai immediatamente in bagno dove ti ho preparato i compiti per questoggi, Io mi assenterò tutto il giorno ma stasera ti garantisco che ci divertiremo ancora un po ma prima bisogna fare un po di pulizia" Una volta slegatomi, mi fece distendere sul pavimento a pancia in su. "Allarga le gambe guardami " ed intanto calava inesorabile il suo stupendo piedino sul mio volto. "Ora inizia a farti una sega lentamente" Non ci volle molto a raggiungere la piena erezione, inebriato dal mio stato di sottomissione e pregno dellaroma che quello stupendo piede emanava direttamente sul mio viso. "Basta, stop, fermati!" Tolse il piede dal mio volto e si chinò sul mio membro eretto fino allinverosimile "Adesso facciamo un trattamento di bellezza" e dalla sua mano apparve una lametta da barba. Ebbi uno scatto di paura e Lisa se ne accorse subito. "Fermo, schiavo, altrimenti potrei farti molto male". Sollevò la gonna, rivelando che neanche stavolta portava biancheria intima, e si sedette sul mio volto, facendo particolare attenzione a far coincidere il suo ano con la mia bocca, allargandosi sapientemente le natiche. "Penso che tu sappia cosa fare ora, servo. Puliscimi il buco del culo". Poi, con calma e metodo, iniziò a depilarmi dei peli pubici, prestando particolare attenzione allo scroto ed alla base del pene. Stava godendo dellattività frenetica della mia lingua che, con fatica, cercava di penetrare il suo buco del culo, si agitava con movimenti rotatori e con piccoli gemiti di piacere mentre parte della mia mente andava alla sua mano destra che teneva unaffilata lametta praticamente a contatto con i miei coglioni. Allimprovviso mi annunciò che poteva bastare così, si alzò dal mio volto e si impalò direttamente sul mio membro turgido, iniziando a cavalcarmi e mostrandomi le spalle e la schiena. Sempre stantuffandosi su di me, si piegò in avanti, riuscendo così a appoggiarmi entrambi i piedi (uno nudo, laltro calzato dallo stivaletto della sera prima) sul viso. "Ora voglio che mi lecchi la suola della scarpa non vorrai pretendere di avere delle libertà sul mio corpo, vero piccolo schifoso bastardo?" Iniziai a leccare con furia quella suola che mi si imponeva davanti, beatificandomi del fatto che stavo pulendo quello che la mia amata padrona aveva calpestato. Lisa era prossima allorgasmo, sembrava totalmente rapita dalla sua posizione dominante che, quando finalmente proruppe in un bagnatissimo orgasmo, non si accorse che anchio, dopo due giorni di sottomissione fisica, psicologica e sessuale, venni con unintensità mai sperimentata prima. Restammo così per qualche minuto, durante il quale Lisa strofinava languidamente il suo piede nudo sul mio volto a mia volta io lo ricoprivo di piccoli bacetti di adorazione. Quando si accorse che il mio sperma stava fuoriuscendo dalla sua vagina, Lisa non si scompose, riprese la posizione iniziale sul mio volto e mi ordinò di "Leccare via quella schifezza appiccicosa che il tuo cazzetto mi ha messo dentro". Ebbi un conato di vomito, non ero sicuramente preparato a compiere quellennesima esperienza di sottomissione ma, inspirando forte, presi coraggio ed iniziai a ripulire la figa della mia padrona, non trascurando di solleticare il clitoride, ancora turgido, che mi si imponeva davanti. Lisa capì immediatamente le mie intenzioni così, languidamente, si preparò con calma ad un'altra estasi orgasmica che non tardò ad arrivare, puntuale come i graffi sul pene e sui coglioni appena depilati che la mia signora volle sperimentare. Quando venne, mi ordinò di restare sdraiato a terra in modo che potessi farle da poggiapiedi mentre calzava laltro stivaletto, si rimetteva un paio di mutandine di pizzo rigorosamente nero e si riassestava per uscire dalla sua reggia e dalla mia prigione. Mi mise un collare di pelle ed agganciò un lungo guinzaglio di cuoio intrecciato dopodichè, sempre costretto nudo ed a quattro zampe, la seguii in bagno dove aveva preparato il programma della mia giornata. Cerano, accatastate in disordine, almeno una decina di sue scarpe di diversa foggia (il mio sguardo fu subito attratto da un bellissimo paio di stivali al ginocchio in pelle, evidentemente utilizzati dalla mia padrona per parecchi anni, e da un paio di sandaletti rosso porpora con un aguzzo tacco a spillo di almeno 5-6 cm), spazzole e creme lucidanti, una ciotola gialla con dentro del cibo per cani nella quale Lisa aveva tranquillamente cagato dentro! Appoggiato alla carne sotto gelatina, faceva bella mostra di sé uno stronzo marrone scuro. Alzai lo sguardo e cercai di evidenziare il mio disgusto e la mia repulsione verso quella prova a cui stavo per essere sottoposto e probabilmente fui abbastanza persuasivo perché Lisa mi disse: "Va bene, va bene, se proprio non ti va, per stavolta puoi anche fare a meno di mangiare la mia merda però in compenso ti legherò le mani dietro la schiena così farai proprio come i cani e metterai il tou brutto muso nella ciotola. Se sarai bravo, mangerai solamente la carne, altrimenti ." Così dicendo, prese i miei polsi e, con un paio di manette dacciaio, me li bloccò dietro la schiena. Una carezza sulla testa, unultima raccomandazione ("Le scarpe me le luciderai con la lingua, mi dicono che restano belle più a lungo") e, con passo deciso, autoritario e sicuro, se ne andò, chiudendomi a chiave in casa, lasciandomi così solo nella mia condizione di essere consapevolmente inferiore, schiavo sessuale (e non solo) di una donna che, finalmente, stava dando corpo alle sue più nascoste fantasie di Donna Dominante. Mi misi subito al lavoro, leccando con devozione le scarpe che Lisa mi aveva lasciato, inebriandomi dellodore del cuoio ed inspirando a pieni polmoni gli aromi lasciati dal piede sudato. Sempre usando lunico modo che avevo a disposizione, la bocca, allineai tutte le scarpe di Lisa e mi apprestai a consumare il mio primo pranzo da schiavo. Mi inginocchiai e iniziai a mangiare dalla ciotola il cibo per cani, facendo attenzione alle feci della padrona ma, quando ebbi finito, in preda ad una esasperante eccitazione, passai la lingua sullo stronzo nella ciotola, gustando così il prodotto biologico di un essere a me superiore. Lo trovai amaro ma il mio stato psicologico mi fece superare lattimo di disgusto e, poco alla volta, mi apprestai a finire il contenuto della ciotola, letteralmente leccandola e tirandola a lucido. Lisa mi aveva comunque legato, lasciandomi una libertà di movimento non superiore ai 2 metri, così me ne stetti tutto il giorno in bagno, lappando lacqua del cesso quando avevo sete e immergendo il viso delle scarpe della padrona, per imprimermi, per memorizzare il suo marchio. Il guinzaglio ed i polsi legati dietro la schiena non mi permettevano molti movimenti, sicuramente evitarono che mi masturbassi sicuramente Lisa aveva previsto anche questo e, con la sottile crudeltà che iniziavo a conoscere, mi costrinse in modo da farmi evitare soddisfazioni sessuali non controllate né concesse. Era sera da un pezzo quando lo sferragliare delle chiavi nella serratura mi svegliò da un sonno scomodo ed agitato durante il quale rividi più volte le scene che avevo vissuto sotto il potere di Lisa. Dopo pochi attimi, la mia signora accese improvvisamente la luce, lasciandomi abbagliato cosicché non mi accorsi della frusta che stava calando su di me "Bastardo, pezzo di merda chi cazzo ti ha detto che potevi stare seduto per terra?" Unaltra frustata "Stasera ti insegnerò io a rispettare la padrona" Unaltra frustata "Entro domattina avrai imparato cosa significa annullarsi completamente ai miei desideri" Lisa mi frustò con violenza per almeno cinque interminabili minuti, quanto meno fino a che cominciai a sporcare il pavimento del bagno con il mio sangue che sgorgava dai solchi lasciati dalla devastante azione di un gatto a nove code. Lisa, dai movimenti e dal tono di voce, doveva essere un po sbronza e la cosa mi fece abbastanza paura temevo che quei limiti "umani" che avevano fin ora contraddistinto la nostra esperienza potessero essere superati, portando il rapporto su un piano più pericoloso. Effettivamente Lisa volle pingersi un po più in la, ma senza arrivare a soglie di pericolosità per la mia salute. Semplicemente voleva dominarmi sessualmente, invertendo le parti e togliendomi la verginità nel mio culo: mi avrebbe costretto ad essere donna, utilizzando la sua fantasia ed il grosso fallo di gomma nera che solo ieri mi aveva stoppato le urla di dolore durante la punizione sul letto. "Alzati in piedi e seguimi in camera dai, muoviti" La seguii in camera come ordinatomi, sentendo dentro me che leccitazione, smorzata dalle frustate, stava risollevandosi come, peraltro, il mio membro. Lisa si girò e mi fronteggiò. Era una donna abbastanza alta, cosicché i nostri occhi erano quasi allineati. "Ora te ne stai fermo, zitto ed immobile che devo finire di sfogarmi intanto tu conta" Iniziò a prendermi a sberle in faccia, a mano aperta, con violenza e con metodo. Sentivo il viso che rapidamente si arrossava, con la mente potevo vedere il segno delle dita della mia padrona stamparsi con inesorabile cadenza sulle mie guance. Il dolore montava come ad ondate, avevo la faccia in fiamme e la testa che rimbombava per la violenza dei colpi eppure io me ne stavo lì, nudo ed in piedi davanti a Lisa che caricava unaltra sberla e me la stampava in faccia, poi unaltra ed unaltra ancora. Semplicemente subivo passivamente la giusta punizione che, per un insindacabile capriccio, questa donna, Lisa aveva deciso che meritavo. Quando arrivai a cinquanta, Lisa si fermò ed il mio mondo cadde in un incredibile silenzio, fatto per la maggior parte di un dolore rosso fuoco che, grazie a diecimila spilli, mi martoriava le guance, le labbra, le orecchie, il collo. "Inginocchiati davanti alla tua padrona, schiavo" mi disse lentamente, con calma, Lisa Obbedii "Ora bacia la mano che ti ha punito" Presi la mano destra di Lisa, me la portai alle labbra e, con infinita delicatezza e colmo di adorazione, la baciai Mi accarezzò la testa "Sei proprio uno bravo schiavetto, ubbidiente come un cagnolino. Ora fammi vedere come dimostri la tua devozione alla padrona Lisa" Con la mano appoggiata alla mia testa, esercitò una piccola pressione verso il basso, tanto quanto bastò a prostrarmi completamente ai suoi piedi dove iniziai a leccarle gli stivaletti di pelle nera. Il mio tempo si era fermato. "Bravo, bravo vai avanti finché non ti dirò di smetttere" Avevo la lingua dolente e non riuscivo più a produrre saliva ma gli stivaletti di Lisa erano lucidi e questo fu la cosa che mi parve più importante, almeno in quei magici ed unici momenti. "Basta così adesso mi darai la prova che siglerà la tua completa sottomissione a me la padrona Lisa. Vai in cucina, è tutto pronto. Ammanettati le caviglie alle gambe del tavolo e appoggiati al piano. Verrò io a completare lopera ma prima anchio devo prepararmi per la grande prova!" Andai in cucina e iniziai, non senza qualche timore, a prepararmi per la definitiva sottomissione di un uomo nei confronti di una donna, ossia lasciare consapevolmente che la parte più intima di noi, il culo, venga utilizzata, sfondata, sverginata da un fallo finto indossato da quella che noi stessi dichiariamo la nostra padrona. Mi ammanettai le caviglie al tavolo, cosicché mi ritrovai con le gambe discretamente divaricate, quindi mi bendai gli occhi con un panno nero, appoggiai il petto sul piano e, con un assordante silenzio intorno ed il rumoroso tumulto dei miei pensieri nella mia testa, attesi Lisa. Non attesi molto, forse neanche un paio di minuti dopo i quali udii lormai conosciuto ticchettio di tacchi di scarpe femminili avvicinarsi alle mie spalle. Sudavo una mano, delle unghie, iniziarono ad accarezzarmi la nuca, poi il collo, poi la schiena. Mi venne la pelle doca per quel misto di eccitazione sessuale dovuta alla mia condizione di sottomesso con il timore di stare per affrontare qualcosa di sconosciuto. Un risolino sopra di me Lisa si stava divertendo e questo era limportante. La mano si spostò ancora più giù, accarezzandomi i glutei martirizzati dalla crudele frusta, poi, quasi con dolcezza, insinuò un dito nel solco fino a graffiarmi leggermente il mio buco del culo. Istintivamente mi contrassi ma subito sentii il fiato di Lisa, vicino alle mie orecchie, che mi sussurrava con tono tranquillizzante "Tranquillo, schiavo, stai tranquillo non vuoi fare arrabbiare la tua padrona, vero? Allora rilassati e vedrai che alla fine ti piacerà essere la donna di una donna, basta che ti lasci andare e vedrai che la tua padrona avrà cura di te e del tuo bel culetto". Dolcemente mi tolse la benda dagli occhi e mi si mise davanti, dominandomi con il grande fallo nero che si erigeva insolente davanti al mio viso. "Eccolo qui, il definitivo sigillo della tua sottomissione e del mio potere su di te. Ora prendilo in bocca ed inizia a spompinarmi, come una puttana in calore su, da bravo " Ero completamente in suo potere, così non potei fare altro che ubbidire docilmente, accogliendo in bocca il grosso cazzo di Lisa, succhiandolo dapprima quasi teneramente, poi prendendoci gusto, con ardore e passione, proprio come vi aveva comandato la mia Signora. Quando, dopo dieci minuti di sbocchinamento, la bocca iniziava a dolermi, Lisa si ritrasse "Ehi, ehi, basta così certo che ti deve proprio piacere sembravi godere come una puttanella " Si allontanò e scomparve dalla mia vista. Sapevo dove stava andando e soprattutto cosa si apprestava a fare mi scappò un lamento che, di riflesso, fece sorridere Lisa. Sentii la punta del fallo appoggiarmi proprio sul buco del mio culo esposto, poi Lisa disse "Ecco, d'ora in poi mi apparterrai per sempre, avendo annullato prima la tua persona poi il tuo essere uomo, concedendomi di violare la tua parte più intima" Con una spinta decisa, Lisa mi penetrò, facendo scomparire completamente il suo fallo nero nel mio culo. Le sensazioni che provai sono indescrivibili: per prima cosa fu un dolore forte e ben localizzato, subito seguito da una sensazione di sfondamento, come se avessi ficcato su per il mio culo non un fallo di 25 cm ma molto molto di più. Mi mancò il fiato per un attimo ma Lisa mi incalzava, decisa a vivere fino in fondo questa sua avventua di Donna Padrona. Mi prese con violenza per i fianchi e, con ritmo crescente, prese a fottermi con decisione e violenza, insultandomi in un'estasi incredibile. Il dolore, dopo essersi innalzato, iniziò a lasciare il posto ad una calda sensazione di piacere che mi fece riprendere l'erezione persa negli attimi di dolore. Anche se perso in un labirinto misto di dolore / umiliazione / piacere, sentivo chiaramente il godimento che la mia Padrona provava, lasciandosi sfuggire gemiti di vera estasi, un qualcosa che stava portandola ad un orgasmo senza penetrazione; solo per il fatto che mi stava letteralmente inculando con la mia piena consapevolezza e consenzienza, una assoluta posizione di Donna Dominante, bastava a farle raggiungere il culmine del piacere sessuale. La prima profanazione del mio buco del culo durò per un tempo che mi parve essere attorno alla decina di minuti, durante i quali avrei pagato a peso d'oro per poter eiaculare mentre venivo sfondato. Con un lungo gemito, Lisa raggiunse una serie di orgasmi che le provocarono un prolungato tremore (che io naturalmente sentii da dietro), poi si accasciò sulla mia schiena, con il fallo ben piantato dentro di me. Dopo qualche minuto, mi accarezzò con dolcezza il capo sussurrandomi dolcemente qualcosa che non capii. Da quel momento parlò esclusivamente in ungherese, per cui non sono più in grado di riportare, seppur a grandi linee, quanto mi disse. Lisa sfilò il fallo, provocandomi un ultimo ma deciso spasmo di dolore, poi mi si mise di fronte e, afferrandomi i capelli, mi fece aprire la bocca e mi impose la pulizia del suo cazzo. La cosa non mi andava assolutamente, soprattutto perché era ben insozzato di merda. Ma non potevo sottrarmi a quest'ultima umiliazione, oramai stavo sempre toccando e superando nuovi limiti così, sottraendomi ad un violento conato di vomito, presi in bocca il fallo nero di Lisa che fino a qualche minuto prima mi stava violentando il culo, ed iniziai a succhiarlo e ripulirlo per bene. Avevo in bocca l'amaro sapore della merda ma che importava. Stavo ubbidendo agli ordini di quella che era diventata la mia stessa ragione di esistenza, e tanto mi bastava. Ed infatti anche il mio pene, poco prima ridiventato flaccido, si stava risvegliando tra i commenti divertiti e compiaciuti (immagino) della mia Padrona. Finito il servizio di pulizia, venni slegato, preso per le orecchie e portato di forza in camera e fatto sdraiare sulla schiena sul letto. Dapprima non capii, poi tutto mi divenne più chiaro: voleva fottermi ancora, questa volta costringendomi a guardarla in faccia. Mi divaricò le gambe, mise le mie ginocchia sulle spalle e con una mossa violentissima, mi penetrò ancora nel culo, facendomi quasi urlare dal dolore. Subito dopo iniziò a fottermi, con una violenza che prima non potevo immaginare, mi urlava in faccia ed intanto faceva entrare ed uscire quello strumento di potere dal mio devastato culo. Io non riuscivo a guardarla in viso, automaticamente l'umiliazione che subivo mi faceva rizzare il cazzo ma anche abbassare lo sguardo. Lisa, ogni volta che distoglievo gli occhi da Lei, si fermava per un attimo e mi schiaffeggiava con violenza, costringendomi a guardarla, dopodiché riprendeva la sua azione a stantuffo. Ad un certo punto, mi prese la mano e me la mise sul menbro turgido voleva che mi masturbassi così, che ricavassi il mio massimo piacere guardandola negli occhi mentre mi inculava con violenza nel culo. Mi sentii letteralmente suo. Con due colpi venni con un potente getto di sperma che mi si sparse in parte sul torace ed in parte sul viso. Lisa rise, rise forte e ritrasse il fallo dal mio culo. Eravamo arrivati alla fine, aveva voluto portarmi fino a questo estremo punto e ce l'aveva fatta, soddisfacendo così e sue aspirazioni di Donna Dominante e, di riflesso, le mie perversioni di schiavo, oggetto sessuale e masochista. Nei restanti giorni che seguirono, durante la mia permanenza presso di Lei, ritoccammo tutte le tappe che avevamo sperimentato (non necessariamente in quest'ordine) io non uscii mai di casa ed entrambi, mi sento di dire, toccammo con mano le nostre massime aspirazioni. Arrivò il momento di tornare a casa, verso la vita di tutti i giorni ma Lisa mi aveva cambiato, in maniera profonda e irreversibile. Non la vidi mai più, anche se le scrissi più d'una volta ma da quel momento cercai (e lo sto ancora facendo) una Donna Dominante che voglia vivere una esperienza di metodica demolizione della persona e dell'anima di un uomo, per renderlo un semplice oggetto usa-e-getta. In Italia ho vissuto altre brevi esperienze S/M ma mai nessuna è stata coinvolgente e totale come quella che Lisa ed io, nei rispettivi ruoli, abbiamo condiviso. Dedico con umiltà questo racconto alla padrona Evad0m ed tutte le Donne Dominanti che sanno, al pari di Lisa, come trattare gli uomini come me, nella speranza che Una di Voi voglia prendersi qualche soddisfazione e togliersi qualche capriccio con lo schiavo jampaolo. |
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