Pervertiti che osano...
di Ottimomassimo

Da un messaggio del 25-9-99: “Magari cominciando a capire perche' in una SOCIETA' ULTRA GARANTISTA come la nostra, i piu' elementari diritti umani vengono calpestati quando si entra nel mondo sm”
..Ma sei davvero convinto di vivere in una società ULTRAGARANTISTA che inspiegabilmente discrimina i fautori del bdsm? Nessun regime politico ha mai rinunciato a controllare tanto il comportamento sessuale degli individui che le loro idee. Non dovrebbe trarre in inganno la parziale e reversibile liberalizzazione dei costumi avvenuta in occidente negli ultimi decenni. Storicamente all’oppressione di classe corrisponde una sovrastruttura ideologica adeguata che abbraccia ogni sfera dell’attività umana, anche e soprattutto quella più intima. Il Potere, per così dire, gioca in anticipo, investendo l’individuo già nella fase della socializzazione primaria. L’idea della sottomissione gerarchica viene affermata subito, regolamentando in senso autoritario i rapporti fra i sessi e il soddisfacimento delle pulsioni sessuali. Ritornando alla resistibile ascesa del permissivismo nel mondo industrializzato, oltre a sottolinearne i limiti e le contraddizioni,può essere interessante chiedersi quanta parte di esso sia stata concessa e quanta strappata dalle lotte dei movimenti progressivi. È possibile che la convergente azione del movimento operaio e del radicalismo borghese si sia intrecciata con la necessità da parte del sistema di allargare il mercato, superando vecchi modelli di stampo patriarcale ormai disfunzionali. E in generale sembra che il potere nelle società complesse abbia assunto modalità di controllo più elastiche, subdole, certamente non meno inesorabili, perchè nulla, ove domina la razionalità capitalistica, deve essere lasciato al caso, quand’anche ci si avviasse con la precisione di un congegno perfetto verso il baratro del caos. Dunque tutto deve essere catalogato, anatomizzato, sanzionato. Adesso, dopo la contestazione globale e il “riflusso”, sembrerebbe sussistere un precario equilibrio tra permissivismo e opzioni repressive, tanto più quando queste ultime, come il narcoproibizionismo, sono così funzionali allo sviluppo dell’economia illegale, cioè a quel floridissimo quarto settore dell’economia capitalistica.
Ma quanto sono funzionali nel mondo di internet e dell’automazione repressione e discriminazione sessuale? Certo c’è l’inerzia o, se preferiamo, la vischiosità dei modelli culturali che si evolvono più lentamente delle strutture socio-economiche. In Italia, per esempio, scontiamo il nefasto influsso del cattolicesimo, ma gli anglosassoni non stanno meglio con il loro bieco puritanesimo lutero-calvinista. Eppure tale spiegazione non mi sembra sufficiente. Avere o creare categorie-stereotipo sulle quali far convergere l’ostilità delle masse isteriche è una vecchia tattica di chi governa. Ieri “l’omosessuale”, ieri e oggi “il drogato”, oggi l”l’extracomunitario”, in ogni tempo “il pervertito”, categoria oscenamente omnicomprensiva nella quale fa comodo accomunare aberrazioni vere, come la pedofilia o la necrofilia, a comportamenti sessuali non conformisti, il nostro, ad esempio, o magari lo scambismo. Siamo in presenza di un efficiente quanto impersonale meccanismo sociomeostatico che canalizza l’aggressività e la frustrazione sociale verso sbocchi graditi all’ordine costituito (mi viene in mente a tal proposito anche l’hooliganismo).
A questo punto possiamo fare due esempi macroscopici:
1) la psicosi di massa creata ad arte dai mass-media (cioè dal Potere) intorno al problema della pedofilia sta raggiungendo, soprattutto nei paesi anglosassoni, livelli parossistici, con un avvelenamento del clima sociale di cui le persone ragionevoli non sentono il bisogno, ma che molti strateghi al soldo dei “servizi” sottoscriverebbero
2) Far credere a caterve di derelitti extraeuropei che il loro vero problema consiste nel custodire con la segregazione la pudicizia delle proprie donne.
Di fronte a tali obbrobi di alienazione religiosa che i tanks del putrescente regime sovietico e il “socialismo” al cus-cus non sono riusciti ad arginare, ora incombenti sul nostro colpevole continente con la benedizione delle corporations, certe pompose oltre che artefatte celebrazioni della superiorità della donna sul maschio fanno tenerezza, quali graziose danze sull’orlo di un vulcano. Al di là di ogni considerazione contingente, a quanto pare l’idea che un’essere umano abbia davvero sovranità completa sul suo corpo e sulle sue emozioni contiene implicazioni inaccettabili per ogni organizzazione statuale conosciuta. In altri termini si teme che una simile visione del mondo dia vita a comportamenti incompatibili con la divisione autoritaria e verticistica del lavoro. Godere e amare nelle maniere più “pittoresche”, perché no, anche “mettendosi un guinzaglio o baciando i piedi di una donna”, e ancora sentirsi in diritto di perdersi nei propri paradisi-inferni artificiali (“giocherellare a palla con il proprio cervello” cantava un perplesso DeAndrè; lui si riferiva alla droga, ma in fondo anche le pratiche sm potrebbero definirsi così) o reclamare la possibilità di anticipare la propria uscita di scena? Giammai! Un’esercito di inquisitori, poliziotti, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, è costantemente mobilitato per combattere queste perniciose pretese.
Come non ricordare la forsennata mobilitazione dell’opinione pubblica a sostegno del mucciolismo, quando il ras di San Patrignano fu trasformato in un’icona per la melmosa piccola borghesia italica. E dato che si parla del nostro paese, facciamo il punto della situazione su questo presunto ultragarantismo e sullo stato di salute del bdsm italiano, cercando di decifrare i segnali ambigui e contraddittori che una società complicata come la nostra manda. Orbene, a proposito di ultragarantismo abbiamo: sproloqui sulla “tolleranza zero” e pellegrinaggi di sindaci a New York, tracotanza della magistratura, attacchi sistematici al diritto di sciopero sostenuti dando fondo alla più vieta retorica demagogica, declino storico dei movimenti democratici, nel panorama culturale (e politico) aumento delle prese di posizione revisionistiche, tra telecamere onnipresenti e sofisticatissime intercettazioni ambientali un’oppressione tecnopoliziesca che evoca nel sottoscritto certi moderate visioni “distopiche” degli ultimi anni, da “Brazil” al nostro “Nirvana”, ma senza il tipico “molcimento” che le trasfigurazioni letterarie e cinematografiche sanno dare. Nel mondo politico sterili chiacchere su ipotesi di legalizzazione (o depenalizzazione) per prostituzione e stupefacenti, vaniloqui che nascondono una forte e trasversale volontà repressiva.
Abbiamo già accennato al problema del narco traffico; lo sviluppo di una moderna industria del sesso, non più immorale di ogni altra impresa capitalistica, anzi, sembra istituzionali, ma ancora di più dal ruolo particolarmente incisivo svolto dalle organizzazioni criminali che tradizionalmente hanno in appalto questo genere di servizi. E ancora, stanno aumentando i fenomeni regressivi di massa come la padre Pio-mania o la popolarità delle profezie mariane; certamente l’amplificazione mediatica fa la sua parte, ma questo stesso fatto è inquietante. Consumismo e ottenebramento che vanno a braccetto!
In questo contesto non è facile che istanze libertarie possano trovare accoglienze automaticamente favorevoli. La stigmatizzazione e l’emarginazione del diverso sono due ottimi lubrificanti sociali di cui il potere non si vorrà privare facilmente, anche in considerazione del fatto che i privilegiati possono sempre godersi le loro trasgressioni in relativa sicurezza, salvo faide interne sempre possibili.
“Ma cosa vogliono questi pervertiti che osano scimmiottare i sacri riti del dominio per sostentare i loro “mal protesi nervi”? Si contentino di vivere in un’ epoca fin troppo tollerante con blasfemie di tal fatta.” Le stesse lettere aperte inviate ai giornali possono essere utili (se pubblicate) per sensibilizzare la parte meno abbrutita dell’opinione pubblica, ma non possono sperare di ottenere la resipiscenza dei pennivendoli. Hai mai notato il tono ammiccante assunto dai cronisti tutte le volte che devono commentare l’irruzione della nostra solerte polizia in qualche casa di piacere, soprattutto se vi sono offerte prestazioni particolari? Ergo gli appelli accorati servono a poco con codesta gente.
È possibile rilevare qualche segnale non del tutto negativo? Vediamo un po’…….. La tanto discussa marcia del gay pride (che spasso pensare al breshneviano Cossutta in mezzo a muscolose baiadere. Vedremo mai qualche alto esponente rifondarolo inaugurare un convegno sul bdsm o un locale fetish?) tra tonache maledicenti appare un momento di forte rilevanza simbolica nel corso della lunga battaglia per l’emancipazione omosessuale, battaglia di libertà che, in quanto tale, interessa anche noi. Comunque la vedo come il risultato non definitivo di una lunga azione di lobby che l’agguerrito movimento omosex americano ha iniziato molto tempo fa, ricorrendo a sistemi anche energici, come l’outing coatto dei vip gay. Questa lotta contro la discriminazione, che riguarda un aspetto primario dell’identità sessuale (non secondario come nel caso dei sadomasochisti) è però ancora lontana dal risolvere tutti i problemi degli omosessuali. Diciamo che ormai, tra le persone istruite, “non fa fino” dileggiare i gay, ma al di fuori di certi ambienti la loro vita è ancora dura.
Ora veniamo a noi: il fatto che il sadomasochista cominci a diventare oggetto di analisi di mercato piuttosto che cliniche è consolante. Nonostante tutto il bdsm sta forse perdendo quell’aura sinistra che lo ha contraddistinto in passato. Le strizzatine d’occhio dei pubblicitari si moltiplicano, come ci ricorda la rubrica della gabbia “strappi”. Non sono rari i riferimenti al sadomasochismo nelle fiction televisive e cinematografiche, per non parlare dei videoclip. Poi, sempre più spesso, qualche servizio “glamour” su rotocalchi e magazines, al confine tra informazione e tendenziosità. Purtroppo l’ala istituzionale della psichiatria non demorde nel suo cattivo operare; è la stessa genia che fino a poco tempo fa considerava l’omosessualità una malattia (provocando con i suoi interventi “terapeutici” più danno di quanto avrebbe potuto farne da sola la repressione) e in un passato più lontano ha avallato teorie demenziali su razza ed ereditarietà.
Il decollo dell’erotismo commerciale in Italia potrebbe rappresentare la spinta definitiva verso una più diffusa tolleranza, se non accettazione, nei confronti delle differenti modalità di fruizione sessuale. Quando le nostre contrade pulluleranno di eros–center e studi sm saremo a buon punto. Eccola qui una modesta proposta per il riscatto del nostro sud depresso e inindustrializzabile: accoppiare le delizie dell’erotismo, sia pure (ma non solo) mercenario, a quelle più tradizionalmente turistiche (storia, arte, bellezze naturali, dolcezza climatica) che tanto attirano i boreali; il mitico edonismo della Magna Grecia rivitalizzato e democratizzato da questo speciale tipo di new economy. Al posto di commesse vittime del terziario arretrato, padrone mediterranee niente affatto materne (molto meglio retribuite naturalmente), con tanto di copertura mutualistica per patologie professionali del tipo: gomito della misstress, distorsioni alla caviglia per uso eccessivo di tacchi a spillo troppo alti, infortuni con electrical toys difettosi ecc. Invece di contrattisti della formazione lavoro taglieggiati dai “cumenda” , impiegati di eleganti eros-shop. Dove ora imperversano a caccia di prostitute grezzi questurini con baffi d’ordinanza, efficienti guardie giurate (ambosesso) che vegliano sui nostri piaceri nei kolchoz erotici e nei locali modello Korova Milk Bar, l’incubo futuribile di un reazionario non ancora avveratosi (purtroppo).Gli inaffidabili pusher sostituiti da operatori neuro-chimici con regolare diploma e da assistenti terminali nei cronicari di stato. E, soprattutto per i più sfigati, gli istituti di formazione informatica potrebbero sfornare programmatori di orge virtuali, meglio se con innovazioni tecnologiche cronemberghiane. Che idea accattivante riprodurre nelle nostre luminose città meridionali quel contrasto tra luoghi di perdizione e maestose cattedrali così seducente ad Amsterdam.
Mi rendo conto di essermi spinto molto avanti in questa révèrie…che cosa si deve fare per non essere travolti dallo sconforto! Ovviamente in tali visioni resta ben poco spazio per il brivido della trasgressione, ma “il fascino del proibito” non mi ha mai attirato particolarmente. Piuttosto ho cercato di soddisfare le mie inclinazioni armonizzandole con l’indagine razionale della realtà. Cmq non credo proprio che un simile modello di sviluppo verrebbe visto con favore dal blocco storico destra tecnocratica-chiesa-criminalità organizzata formatosi (oggettivamente) negli ultimi anni. Certo sarebbe bello non sentire più quel tanfo di sordidezza che si è riusciti ad appiccicare al sesso e che ha contaminato anche noi, tuttavia la strada sembra essere ancora lunga, come fanno temere anche gli ultimi fatti di cronaca.
Questo lungo intervento sta per giungere al termine. Innanzitutto mi scuso se nel propinare codesta “vulgata” sinistroide ho assunto un tono talora professorale, specialmente nella prima parte del discorso. Dopodiché invio un cordiale saluto a tutti i confederati della gabbia, ma con particolare empatia ai confratelli sub-etero, perché, si sa, un’identità ne racchiude spesso una più specifica e così via, come le bamboline russe.

Ottimomassimo
(Tratto dai Forum della gabbia)

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