Diverso
di EmilyD
La gabbia - Visioni SM

...Nasci diverso. O lo diventi. Fa poca differenza. Per te. Non lo fa per gli altri.

Loro devono metterti a posto. Fare ordine dove tu, passando, lasci disordine. Il loro disordine, non il tuo. Per te è essere te stesso e non c'è differenza tra il tuo ordine e il tuo disordine, sono la stessa cosa, sono l'insieme di tutto quello che sei.
Hanno inventato la democrazia per questo, quella democrazia così poco democratica, con le sue regole fatte apposta perché chiunque possa trovarvi rifugio, ed essere qualcosa. Non uno, non se stesso, solo qualcosa. Tutti con lo stesso vestito, anzi tanti vestitini multicolori, le categorie. Ma chi ha in mano l'elenco delle categorie? Chi le ha fissate, chi le gestisce? E di qua si va' per le giuste categorie. E di là per le categorie sbagliate.

E io sono diversa perché non posso vedere un film sul vietnam o sul nazismo. Nè un documentario sugli animali. Troppa sofferenza per me, non la sopporto. E' normale? E' anormale? Se è per questo, mi commuovono anche le famiglie al parco, ma questo è certamente piu' normale. Cioè nella norma, nei numeri, capita a molti, allora facendo i conti, quello è un comportamento normale, rientra nelle probabilità, lo vive la maggioranza. Già, dimenticavo siamo in democrazia.

Ho verificato, da molto tempo ormai, di non far parte di nessuna maggioranza riconosciuta e rispettata. Né di qua né di la'. Né dentro né fuori. Cammino su una nuvola invisibile, può darsi. Eppure si girano e mi puntano, e qualcuno prova anche a darmi spintoni, magari nel tentativo di farmi sparire. Qualche volta li sento, qualche volta no. Ma se dovessi sparire come farebbero tutti quelli che, guardandomi, si sentono meglio e dicono a se stessi "meno male, io non sono così". E quanti ne esistono come me? Tanti, tanti davvero. E molti tacciono, han deciso, forse, che sia meglio starsene in disparte, cercare i propri simili. Quelli riconoscibili, naturalmente, quelli che si rivelano.

E allora guardo i pregiudizi. Quelli degli altri. E i miei, principalmente. E osservo la mia superbia, le mie costruzioni, i miei castelli traballanti. Miei e degli altri. Una bella fetta di quella democrazia, insomma. E non sono nulla, allora, neppure anarchica, perché anche lì dovrei seguire un preconcetto, quello di non avere regole forse.

E siccome sono in minoranza non posso chiedere né pretendere, né censurare né chiedere di non vedere o di non leggere.
Questo tipo di libertà non me l'hanno data, e neppure posso prenderla da me. Non esiste. Non è prevista. Quello che mi disturba fortemente, non disturba abbastanza fortemente altre persone. Di qui la negazione del diritto (anche se qualcuno, una volta, la democrazia me l'ha spiegata diversamente). E solo di uno stupido e impotente libero arbitrio "mi sollazzo e godo".

E allora vado alla ricerca della mia umiltà. Solo la mia. E su quella strada non pretendo piu' rispetto, né comprensione. Né ritorni, né coccole. Tutto questo è da scartare, dimenticare, come mai esistito. Niente meriti, nessuna vittoria. E nessuna conquista. Tranne i piccoli pezzi di me, che raccolgo da sotto i piedi di chi molte volte li calpesta, li restauro e metto come nuovi, nel mio puzzle personale.

E non mi vesto di sacco francescano, ma nuda fino a strappare la pelle, mi cerco. E ogni muro di cemento che ho costruito a barriera e protezione, tiro giù, non serve.

E il mio specchio fa sempre più paura. Lo so. Ma non a me, che ho subìto ogni ferita di vetro rotto. No di certo. Agli altri forse. Ma posso muovermi sempre nel rispetto totale di ogni cosa e persona? E' possibile ciò? Posso essere tutto quello che gli altri vorrebbero secondo le loro esigenze e forze e debolezze? Non mi chiedo più cosa facciano questi altri per me, mi è passata la voglia, davvero.
(....)

Tratto dalle Segrete della gabbia

Gabbia.com