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Interessante la tematica "recitazione". Non credo che un rapporto sano, e quindi anche un rapporto BDSM sano, possa lasciare spazio alla finzione nel senso piu' banale del termine. Quindi dire che "senza attori, comparse, guitti e saltimbanchi non esiste S/M" mi sembra fuorviante. Pero', anche se sembra paradossale, mi trovo d'accordo con l'affermazione che "chi non sa recitare non lo può fare".
Recitazione non vuol dire necessariamente finzione. Ci sono metodi di recitazione che prevedono il provare le emozioni che si vogliono mettere in scena, e ricordo che in Inglese "recitare" si puo' tradurre con "to play", che vuol dire anche giocare, suonare.
Quindi mi trovo d'accordo a dire che nel BDSM, come in qualunque altro rapporto interpersonale sano, non dovrebbe esserci spazio alla recitazione in quanto finzione, inganno nei confronti dell'altro.
Pero' Pirandello ci insegna che portiamo molte maschere, in tutti i momenti della nostra vita. Possono essere cattive, anche false, ma ci sono. Una cena a lume di candela non e' una recita? Nessuno dei due sta ingannando l'altro, si sta solo mettendo in scena qualcosa di bello, si sta rappresentando qualcos'altro. E cosi' il sadomaso; non parliamo forse di master, mistress, servant, slave? E cosa sono se non ruoli che di volta in volta interpretiamo (questo e' ancora piu' evidente nel caso degli switch)?
C'e' qualcosa di male? No, e' solo scenografia, gioco di ruolo.
Se indosso i panni di master, oppure invito la mia ragazza a una cena a lume di candela, ma anche fuori dall'ambito della coppia, ogni volta che assumo un ruolo, altro non faccio che adottare dei codici in cui trasmettere cio' che voglio comunicare. In questo caso "recitare" e' una bella parola. Senza contare che, dopo tante maschere indossate per forza, indossarne una per libera scelta puo' essere liberatorio, molto liberatorio (ma bisogna essere fortunati nel trovare uno che non abbia bisogno di maschere per capirci, e che quindi ci lasci indossare quella in cui ci sentiamo meglio).
Zak
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