DOLORE, PIACERE E GUSCI DI NOCE.

Una mattinata di giochi “rubati” al tempo.
Poi Hai detto passiamo da un mio amico, a bere qualcosa.
Le mie tette fuori dal reggiseno, il maglione con la cerniera a coprire appena appena.
Ti ho guardato e ti ho chiesto se potevo rimettermi in ordine.
Tu mi hai guardato, anzi mi hai scrutato, e mi hai detto che andavo benissimo così.
Un tuffo al cuore.
Farfalle nello stomaco.
Eccitazione.
Una strana accettazione, il pensiero “all’amico” che mi avrebbe vista così.
Una strada laterale, vecchi palazzi, un portone in legno massiccio, scuro.
Avverto un certo timore, un’ansia, nonostante la curiosità non oso guardare dove suoni.
Apri il portone, ti seguo col cuore in gola in un lungo corridoio in marmo, di lato un bellissimo giardino interno, erba curatissima, fiori, piante, acciottolato ed un pozzo al centro.
Sono stupita, non avrei mai pensato, da fuori, che quel vecchio portone di legno potesse celare questa meraviglia. Vorrei dirtelo, vorrei chiederti chi è l’amico, cosa fa, ma non dico nulla.
Ti seguo fino all’ascensore in un ingresso con marmi, tappeti, specchi, statue, ma qui i miei occhi vedono molto velocemente.
La mia mente è altrove.
“Passiamo da un mio amico”. Hai detto.
Ho le tette fuori dal reggiseno.
Entrerò così.
La cosa mi imbarazza .
La cosa mi eccita.
Di fronte all’ascensore esito un attimo quando Tu mi abbassi ancora di piu’ la cerniera del maglione…e se uscisse qualcuno?
Solo un attimo…poi una consapevolezza: in questo momento sono cosa Tua.
Tu puoi mostrarmi.
Tu puoi esibirmi.
Tu puoi fare di me quello che vuoi.
Alzo la testa: se dall’ascensore uscirà qualcuno mi vedrà così, a testa alta, apparentemente sprezzante del “mondo”, sorridente d’un sorriso che pochi conoscono realmente.
Mi prendi la mano e la guidi lì, abbasso lo sguardo e vedo il Tuo cazzo duro fuori dai pantaloni, pronto.
Lo afferro con la mano, lo accarezzo, masturbo la cappella con un movimento anche rotatorio.
Mi guardo attorno, inquieta.
Finalmente l’ascensore arriva.
Entriamo, moquette e specchi anche qui.
Vedo che schiacci 5° piano, l’ultimo.
“Saliamo in alto” penso.
La porta si chiude, non mi devi chiedere nulla.
Basta uno sguardo.
Mi inginocchio, e prendo il Tuo cazzo in bocca.
La mia bocca serve a questo.
Lo spingi in fondo.
Respiro, è arrivato in gola, ed ho l’urto del vomito.
Ho il pensiero improvviso che forse l’ascensore è uno di quelli programmati e puo’ fermarsi prima del 5° piano.
Un Tuo affondo deciso nella mia gola mi fa passare immediatamente questo pensiero.
Bacio, lecco, succhio.
Adoro il Tuo cazzo, sì, Lo adoro.
E’ bellissimo, perfetto, ed io Lo adoro.
Lo adoro talmente tanto che godo nel fargli male, nel morderlo, nel graffiarlo, nel torturarlo.
Ma adoro anche leccarlo, baciarlo, accarezzarlo, masturbarlo, farlo godere a lungo.
Lo adoro anche quando mi soffoca, anche quando mi provoca l’urto del vomito, anche quando mi toglie il respiro, anche quando mi fa male.
L’ascensore si ferma, subito mi alzo e Tu ti rimetti a posto.
Tu.
Io no.
Io sono già a posto, così hai detto. Ho le tette fuori dal reggiseno, ed il maglione a “coprirle” a malapena. Ma sono a posto.
Usciamo e mi fermi.
Mi guardi, e mi afferri i capezzoli con le unghie facendomi subito male.
Mi mordo le labbra per non urlare.
Sono cosa Tua.
Un breve trillo e la porta si apre, io cammino avanti a Te.
Il Tuo amico sembra piacevolmete sorpreso, anzi lo è, lo dice: ” Che bella sorpresa”.
Tu subito mi imbarazzi facendo notare al Tuo amico il mio abbigliamento, e le mie tette che ballano.
Poi mi fai sedere sulla sedia.
Sono docile e mi siedo. Guardo il tavolo, mentre voi parlate di cose vostre.
Tu sei in piedi dietro di me.
Mi afferri i capezzoli all’improvviso, e stringi subito forte, facendomi urlare.
Poi allenti, poi stringi, e la mia eccitazione aumenta.
Inviti il tuo amico a prendermi un capezzolo, gli dici di stringermelo, di stringerlo forte.
Timore. Desiderio.
Sono cosa Tua.
Tu puoi farmi quello che vuoi.
Tu puoi fare quello che vuoi.
Lui lo afferra e stringe il capezzolo destro.
Tu stringi il sinistro.
Tu mi fai molto piu’ male.
Alzo la testa, cerco il Tuo volto.
Mi guardi, ed io ricevo dal Tuo sguardo. ” Qualcosa come 2 cose che si toccano” – diceva lo scrittore.
Ora sono cosa Tua.
Puoi farmi fare tutto quello che vuoi.
Ti siedi e continui a giocare coi miei capezzoli.
Poi ti fermi, il tempo di bere qualcosa,
e ancora le tue dita sui miei capezzoli, a continuare la tortura.
L’amico si siede vicino a te, l’ho di fronte, e ci guarda.
Guarda te che mi fai male.
Guarda me che resisto, che mi lamento, che mi eccito al Tuo male.
Poi si alza e viene dietro a me, mi afferra la testa, mi mette le mani sul collo, sulle spalle. Una presa decisa. Mentre Tu continui a farmi male.
” Mi fai male” ti dico.
Tu godi e mi fai male di piu’.
Inviti il tuo amico a non credere a quello che dico, e ancora mi chiedi se mi fai male, stringendo piu’ forte.
” Si sì sìsìsi mi fai male” la mia voce è rotta.
Dici ancora al Tuo amico di non credere, gli dici di guardarmi in viso e dire se ho la faccia di una che ha così tanto male.
Lui si sposta e mi guarda, dice che sono bella in questo momento.
Tu stringi ancora di piu’.
” Mi fai male mi fai male”
– VUOI che smetto?-
Ti guardo.
” Fammi piu’ male” ti chiedo, non so come.
Ma è questo che voglio, che Tu mi faccia piu’ male. Lo desidero, anche se poi non lo sopporterò. La mente è sempre piu’avanti.
Tu sorridi e stringi, ora stringi con le unghie.
– CERTO che ti faccio piu’ male… -Guardala ora- dici all’amico.
” Ahiaahiaahia ahia…pietà”. Non volevo dirlo, ma l’ho detto.
Una parte di me vuole che continui a stringere, ma il dolore è troppo forte. Non riesco a non chiedere pietà.
Tu mi guardi e sorridi.
Allenti la morsa, avvicini le tue labbra alle mie…e STRINGI ancora piu’ forte.
Urlo, ma tu soffochi il mio urlo con un bacio duro.
Allenti la morsa, bacio la tua mano.
“ALZATI”, mi dici.
Mi alzo in piedi, sto ferma. Anche Tu ti alzi, davanti a me.
Il Tuo amico dietro di me.
” TIRALO FUORI”.
Ho solo un attimo di esitazione, poi le mie mani si dirigono lì, e tirano fuori il Tuo cazzo eretto.
Lo ammiro.
Fai il tuo dovere – mi dici.
Sono consapevole che non siamo solo noi 2, sono in imbarazzo.
Lo accarezzo, poi mi inginocchio e lo prendo in bocca.
Lo assaporo tutto.
Lo lecco tutto.
Lo bacio tutto.
Faccio scorrere i denti, come ami e amo.
Lo circondo con le labbra, faccio scivolare attorno la lingua.
Mi afferri la testa e guidi il mio movimento.
Me lo spingi in gola, forte.
Pausa.
Dici al tuo amico di tenermi la testa, ora è lui che dà il movimento.
La mia bocca circonda il Tuo cazzo, la mia lingua lo sfiora, lo titilla, la mia testa va su e giu’ con un ritmo dato da altri.
In ginocchio, costretta.
In questo momento sono cosa Tua.
Puoi fare quello che vuoi.
Sono eccitata..
Un affondo troppo deciso e profondo, ed ho l’urto del vomito.
Togli il Tuo cazzo dalla mia bocca e mi fai alzare.
Ti guardo, ed ancora ricevo dal tuo sguardo ” QUALCOSA COME 2 COSE CHE SI TOCCANO”.
Riprendi a farmi male i capezzoli, schiaffeggi le mie tette, poi ancora schiacci e stringi.
La mia eccitazione sale anche se il dolore è forte.
Poi vieni dietro di me, il tuo amico davanti.
Mi fai abbassare i pantaloni, che cadono a terra, e mi abbassi gli slip, a mezza coscia.
Sono imbarazzatissima.
Inizi con una mano a masturbarmi dolorosamente, schiacciando il clitoride contro l’osso.
Dolore e piacere, in un mix molto forte.
Poi ti fermi, afferri un labbro e tiri.
Cerchi il clitoride e schiacci.
Mi fai male, la mia faccia lo dice, i miei occhi lo dicono.
Poi lo dice anche la mia bocca: “ahiaahia, mi fai male”.
Premi per un attimo il Tuo cazzo durissimo contro le mie natiche, e riprendi a masturbarmi dolorosamente.
Dolore-piacere.
Dolore – piacere.
Il dolore è sempre presente, il piacere diventa piu’ forte.
Le fitte di piacere aumentano di intensità, inizio ad avere delle contrazioni che non riesco a controllare. Ma che voglio controllare, Tu sai perchè.
Ma Tu continui, inizio a gemere di piacere, gemiti trattenuti.
Dolore-piacere.
Il Tuo amico è davanti a me.
Osserva, silenzioso. Lo spettacolo gli piace, si nota nel suo volto.
Mi volto verso di te e…: ” Per favore smetti, per favore ” ti chiedo con voce alterata dal piacere, dall’imbarazzo, dal timore.
Ma Tu continui, sempre piu’ forte.
Sorridi.
” Ahahha” , e non è gemito di dolore, “per favore, smetti,per favore”
Il piacere aumenta. Le contrazioni aumentano. i mei gemiti anche.
Sento che non riesco piu’ a controllare, nonostante i miei sforzi.
” per piacere per piacere smetti”
Ora Ti imploro.
Tu continui sorridendo.
Una contrazione piu’ forte delle altre…un gemito piu’ forte…alcune gocce di pipì escono involontariamente…
Ho vergogna, ma non posso farci nulla, solo sperare nella Tua clemenza.
Ma Tu non sei clemente.
Tu godi di questo, era qui che mi volevi portare.
E continui, e ancora alcune gocce escono.
Le prendi sulla tue dita, poi me le porgi per leccarle.
Le lecco, le succhio.
Riprendi a masturbarmi con forza.
Piacere-dolore-piacere.
Ancora qualche goccia di pipì sulle Tue dita.
Lecchi le Tue dita, poi le lecco io, le rimetti sulla mia figa.
Le porgi all’amico, che le sfiora con la lingua.
” VESTITI”.
Mi metto bene gli slip, i pantaloni.
Non so dire come sto, il piacere è alto, la figa pulsa, duole.
Mi fai sedere sulla sedia Tu su una di lato, il tuo amico ancora di fronte.
Stai dicendo al tuo amico della mia lussuria, di come mi devi punire.
Ci sono delle noci su un piatto nel tavolo, ne prendi una per mangiarla, la rompi con lo schiaccianoci.
Riprendi a farmi male ai capezzoli poi…
Prendi un mezzo guscio di noce, lo appoggi sul capezzolo e schiacci.
” AHIAAHIAHAI”
Il dolore è forte, graffia, punge.
Schiacci ancora. Lo premi bene bene, il guscio resta appoggiato.
Prendi un altro mezzo guscio, vai sull’altro capezzolo, graffi, premi.
” Questi li lasci qui , come li metto io” mi ordini, e cerchi la posizione “migliore” per fissarli col reggiseno.
Ora ho i capezzoli “torturati” da 2 mezzi gusci di noci, e fanno molto male, piu’ delle tue mani.
Le tue mani danno un dolore piu’ buono, anche se piu’ forte.
I gusci pungono, graffiano.
Sono eccitata dal dolore, dalla situazione, dalla masturbazione interrotta.
Sono eccitata dai 2 mezzi gusci di noce, che Tu hai messo ben posizionati sotto il reggiseno.
Saluti – salutiamo- l’amico e andiamo.
Riprendiamo l’ascensore, il Tuo cazzo fuori dai pantaloni, lo masturbo con passione e devozione per 5 piani.
Poi Ti ricomponi.
Io sono a posto, solo ho 2 mezzi gusci di noce a stuzzicarmi dolorosamente i capezzoli.
Impossibile non sentirli.
Sto bene, dio quanto sto bene.
Torniamo alla metropolitana. Potrò togliere i gusci solo a casa.
E’ il Tuo regalo per me.
Un saluto veloce.
I gusci pungono, la figa fa male e pulsa.
Guardo la gente in metropolitana e penso se qualcuno puo’ immaginare perchè ho il volto beato.
Assaporo tutte le sensazioni.
I gusci fanno male.
Gusci di noce, ora ogni volta che vedrò delle noci andrò a questa mattinata, a questi giochi, all’amico, al viaggio di ritorno col dolore pungente.
Ogni volta che romperò una noce prenderò il mano il mezzo guscio e rivivrò
questi momenti, avrò dei brividi di eccitazione, voglia di dolore.
E sorriderò pensandoTi.
Dafne.

Tags: No tags

One Response